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Clandestini, freno improvviso: ci arriva anche Soumahoro! La dichiarazione che fa infuriare la sinistra



Aboubakar Soumahoro, ex deputato di punta dell’Alleanza Verdi-Sinistra (AVS), si smarca apertamente dalla sinistra e arriva persino a trovare punti di contatto con il governo Meloni sul tema delle migrazioni e sul Piano Mattei per l’Africa.



Intervistato dal Foglio, l’ex sindacalista non si riconosce più nello schieramento che lo aveva portato in Parlamento: “Lo dice lei che sono di sinistra”, risponde, negando di fatto qualsiasi appartenenza ideologica attuale. E non risparmia critiche, soprattutto sull’approccio della sinistra alle politiche migratorie.


Migrazioni e sinistra: una frattura netta

Soumahoro ironizza sul concetto stesso di emigrazione: “Viaggiare è piacevole, emigrare no. È qualcosa che si capisce solo uscendo dalla ZTL dove la sinistra sembra confinata”. Per lui, comprendere i fenomeni migratori significa abbandonare l’astrattezza dei dibattiti urbani e intellettuali, e guardare alla realtà concreta.

“Esiste un diritto a restare e un diritto a rientrare. Quella africana è una diaspora”, afferma. La critica si fa più dura: “La sinistra è rimasta intrappolata in cliché intellettuali superati. Si guarda solo all’immediato, si ragiona fino a mezzogiorno, senza una visione di lungo periodo. C’è un distacco sentimentale e intellettuale dai reali problemi e una presenza compulsiva sui social, utile solo per il consenso del momento”.


Il Piano Mattei e la prospettiva africana

Sulla cooperazione con l’Africa, Soumahoro evidenzia la necessità di superare la logica assistenzialista: “L’Italia è una finestra sull’Africa. Dobbiamo passare dal paternalismo al partenariato, a un vero win-win”.

Parlando del Piano Mattei, promosso dal governo Meloni, riconosce di aver contribuito con alcune idee durante la fase di discussione e si dice disponibile a confrontarsi nel merito: “Io vado alla sostanza. Se emergono proposte concrete per creare opportunità per l’Africa e, di riflesso, per l’Italia e per l’Europa, allora si può lavorare”.

E conclude con un messaggio chiaro: “Abbandonare il proprio Paese non può essere l’unica opzione. Chi ha fame non è mai veramente libero”.



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