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Famiglia nel bosco sotto attacco: interpretano una battuta sui vaccini come pretesa folle di soldi



Ho appena finito di leggere l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni sul caso dei “bambini del bosco” e, ora che ho tutte le informazioni davanti, sento il bisogno di dire la mia. Prima non me la sentivo di esprimermi, ma adesso davvero non riesco a restare in silenzio.



Secondo me, stavolta il Tribunale ha proprio sbagliato. Nell’ordinanza, il motivo principale dell’allontanamento dei bambini — e lo scrivono chiaramente, due pagine su sei — sono i “rischi” della mancata socializzazione. C’è scritto nero su bianco: non è una questione di istruzione, ma di rischio per la “vita di relazione”, con tutte le possibili conseguenze psicologiche ed educative, citando pure grandi nomi come Vygotskij, Piaget, Bandura, Bronfenbrenner, Erik Erikson. Due pagine di teoria, ma nessuno che si chieda se quei bambini, nella loro vita fuori dal comune, siano davvero infelici. Nessuno che si domandi se questi genitori, anche se fanno scelte fuori dal coro, non li amino davvero e non li accudiscano come si deve.

E i rischi di allontanare dei bambini dalla loro famiglia, li ha valutati qualcuno? Nessuno sembra porsi il problema. E che dire di tutti quei bambini che oggi passano le giornate isolati davanti agli schermi, con genitori che magari lasciano fare, ma nessuno sogna di togliergli la patria potestà. Eppure il rischio di isolamento sociale c’è anche lì, eccome.

La decisione di sospendere la responsabilità genitoriale e portare via i bambini da casa, per me, è un errore gravissimo. I giudici dovrebbero prima di tutto pensare al benessere dei bambini che hanno davanti, e invece qui si crea un danno certo — bambini felici strappati via dai loro genitori — per evitare un rischio ipotetico che potrebbe presentarsi solo in futuro.

Insomma, fino a oggi sono stato in attesa, incerto, ma adesso mi schiero apertamente contro questo provvedimento. Spero davvero che qualcuno rimedi in fretta, per il bene dei bambini. Se davvero lo scopo era tutelare questi tre piccoli, c’erano tanti altri modi per farlo senza arrivare a una decisione così drastica e dolorosa, sia per loro che per i genitori.

Purtroppo, adesso che la vicenda è diventata un caso mediatico e politico, sarà ancora più difficile tornare indietro. E questi bambini, che fino a ieri sorridevano, rischiano di soffrire tantissimo. Chissà se quei sorrisi torneranno.

La storia della famiglia nel bosco, tra l’altro, non nasce dal nulla. Tutto è iniziato già a settembre 2024, quando sono intervenuti per la prima volta i servizi sociali. Ora il caso è esploso, perché il tribunale ha deciso di togliere i bambini ai genitori.

Catherine Louise Birmingham, la mamma, ha un canale YouTube, un sito dove promuove il suo libro e si presenta come “guaritrice spirituale”. Sul suo sito scrive di offrire consigli, guida, guarigione, e di avere doti intuitive ed empatiche. Online racconta anche della “fuga dalla nostra proprietà”. Dopo un’intossicazione da funghi velenosi a settembre, i servizi sociali bussano alla loro porta e la risposta della famiglia è la fuga al nord. Da quel momento si perdono le loro tracce.

Nei documenti citati da Il Giornale, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ordina l’allontanamento dei tre bambini il 13 novembre, non come blitz improvviso, ma dopo varie richieste rimaste senza risposta: “negligenza genitoriale”, “mancata frequenza scolastica”, “isolamento”. Il tribunale vuole controlli sulla sicurezza della casa e accertamenti sanitari sui bambini, ma la famiglia non collabora.

Poi c’è l’episodio che ha fatto discutere di più: i genitori, per acconsentire alle visite neuropsichiatriche e agli esami del sangue dei figli, avrebbero chiesto 50mila euro a bambino. Centocinquantamila euro in tutto, per permettere ai medici di visitarli. Nel frattempo, il papà Nathan difende la loro scelta di vita nel bosco — “Le bollette creano solo caos” — ma il suo discorso stona parecchio con la richiesta di soldi.

Sulla loro situazione economica resta qualche ombra: hanno lanciato due raccolte fondi, una da 10mila euro (ne hanno raccolti 2.500), l’altra da 25mila dollari (ne hanno ottenuti 17.700). Quanto alla casa, il tribunale è chiaro: “assenza di agibilità, impianti inesistenti, scarsa igiene”, tutto un rischio per la salute dei bambini.

E la scuola? Nemmeno lì le cose tornano: nessuna dichiarazione annuale per l’istruzione parentale, solo un certificato di una scuola privata di Brescia mostrato agli assistenti sociali.



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