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Nichi Vendola e la dichiarazione shock: “La Madonna e i protagonisti del Vangelo? Sono tutti Queer”



All’Arena Repubblica Robinson della fiera Più Libri Più Liberi, Nichi Vendola ha trasformato il suo intervento in un appassionato manifesto sulla forza delle parole. “Le parole, e la loro cura, sono uno strumento per la vita”, ha esordito l’ex presidente della Puglia, dialogando con il giornalista Carmelo Lopapa. Partendo dalle plebi rurali di fine Ottocento, private di un vocabolario per descrivere e quindi cambiare la propria condizione, Vendola ha sottolineato come senza linguaggio si sia “nudi di fronte alla storia”. Oggi, ha osservato, viviamo invece un “genocidio delle parole”, dove il vocabolario della ferocia domina le élite e rende possibile un dibattito “grottesco” su realtà come lo sterminio a Gaza, che fatica enormemente a essere nominato per quello che è.



Il monito “Mai più”, nato dopo la Shoah, è stato da lui ribadito come universale: vale per ebrei, rom, sinti, cristiani, atei, per l’umanità intera. Per questo ha definito “una vergogna” la presenza in fiera della casa editrice Passaggio al Bosco, ricordando con una citazione di Sandro Pertini che “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.

Il cuore del suo intervento si è poi spostato sul tema del suo ultimo libro, “Sacro Queer” (Manni Editore), un’opera che esplora la radice spirituale della diversità. “Per molti è un pugno nello stomaco accostare queste parole”, ha ammesso Vendola, notando però con ironia che alla presentazione erano presenti molte suore. Ha quindi ampliato la definizione di queer, spiegando che include non solo persone trans o gay, ma chiunque sfugga alle etichette e sia “insolito”.

Da cattolico, ha poi affermato una tesi provocatoria e riflessiva: “Tutti i personaggi chiave del Vangelo sono queer”. Da Maria di Nazareth, giovane donna che accetta una gravidanza inattesa sfidando le convenzioni, alla Maddalena, apostola degli apostoli, fino al Buon Samaritano che, nel mondo di oggi, “sarebbe un trans, uno zingaro”. Eppure, ha sottolineato, è proprio quest’ultimo a mettere in scena il verbo della salvezza e della carità. Questo, per Vendola, è lo scandalo evangelico oggi più attuale, in un’epoca di ritorno della transfobia, misoginia, abilismo e suprematismo bianco. Se un tempo si diceva che agli emarginati non bastava il pietismo ma serviva giustizia sociale, oggi – ha denunciato – siamo dominati da una vera e propria “empietà istituzionale”.

Molte delle poesie nel suo libro sono, ha spiegato, delle preghiere. Come “Madonna di Cutro”, nata dopo il naufragio dove “si è deciso che cento persone potessero morire a pochi metri dalla costa”. In quella poesia immagina una Madonna nera, simile alle icone del Sud, simbolo di un’Italia meticcia in antitesi ai “buffoni coi rosari nei comizi”. Ha ricordato come il Vangelo dica “ero straniero e mi avete accolto”, non di usare il crocifisso come un’arma.

E la sinistra? Per Vendola la questione non è se ci sia spazio per un suo discorso, ma che bisogna battersi per migliorare la condizione umana, anche uscendone sconfitti. La politica, ha confessato, è stata “la cosa più bella della mia vita”, una passione nel senso etimologico di “patire insieme”.

Alla domanda su un possibile ritorno in campo ha risposto con un sorriso e una metafora: “Con una gamba corro, con una sto fermo”. Ma ha aggiunto, con determinazione: “Mi hanno insegnato che, anche ‘con le scarpe rotte bisogna andar’. Sono sempre a disposizione della gente”. Una chiusura che suona come una promessa di impegno perpetuo, al di là dei ruoli formali.



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