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Orbán e il sovranismo dei fatti: vola a Mosca, firma intese energetiche per dare al popolo un futuro sostenibile



Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha riferito sull’esito dell’incontro a Mosca tra Viktor Orbán e Vladimir Putin. «Il colloquio si è concluso e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: la sicurezza energetica dell’Ungheria è garantita», ha dichiarato. Szijjártó ha spiegato che Putin ha confermato il rispetto delle forniture previste di gas e petrolio, che continueranno ad arrivare attraverso l’oleodotto Družba e il Turkish Stream. Inoltre, è stato concordato di accelerare significativamente i lavori per la centrale nucleare di Paks: i preparativi tecnici sarebbero già in corso e l’avvio dei lavori sul sito è previsto per il 5 febbraio. «Si tratta di un passo essenziale verso un approvvigionamento energetico sostenibile, stabile e accessibile», ha sottolineato il ministro.



Sul fronte della guerra in Ucraina, Szijjártó ha riferito che Orbán ha ribadito la posizione ungherese: quel conflitto «non è la nostra guerra», pur avendo già avuto conseguenze pesanti per il Paese. Putin, dal canto suo, avrebbe confermato la disponibilità a partecipare a un eventuale vertice di pace a Budapest. Rivolgendosi alle critiche, il ministro ha poi rimarcato che l’Ungheria «è uno Stato sovrano con una politica estera sovrana» e che le sue scelte si basano sull’«interesse nazionale», inclusa la cooperazione con la Russia, definita «fondata sul rispetto reciproco e sulle esigenze di sicurezza energetica».

In parallelo, la visita di Orbán al Cremlino ha avuto un forte impatto a livello internazionale. Putin ha elogiato l’Ungheria per la continuità della cooperazione nonostante le «pressioni esterne» e ha ribadito l’impegno russo nel garantire le forniture energetiche. L’incontro rappresenta la seconda visita di Orbán a Mosca nel giro di un anno, e appare come una sfida aperta agli sforzi dell’Unione europea per isolare la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Ulteriori polemiche sono scaturite dal fatto che il presidente russo ha accettato la proposta di Orbán di ospitare un possibile summit USA-Russia a Budapest. Non sono mancate reazioni dure, come quella di Friedrich Merz, leader della CDU tedesca, secondo cui «il premier ungherese non gioca nella squadra dell’Unione europea».



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