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Pregliasco in difficoltà davanti alla Commissione Covid: costretto ad ammettere contributi dalle case farmaceutiche



La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid ha vissuto una seduta particolarmente tesa, caratterizzata da un confronto diretto tra il presidente Marco Lisei e il virologo Fabrizio Pregliasco, attuale direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli studi di Milano. Durante l’audizione, Pregliasco è stato chiamato a rispondere riguardo alle misure di contenimento adottate durante la prima fase della pandemia, nonché sulla sicurezza dei vaccini.



Lisei, nel suo ruolo di presidente, ha incalzato Pregliasco con domande incisive, evidenziando le critiche mosse dall’opposizione sulle decisioni prese dal governo e dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS). Pregliasco ha difeso con determinazione le scelte effettuate, tra cui i lockdown, l’obbligo vaccinale e l’implementazione del Green Pass. Tuttavia, in risposta a una domanda specifica sulla tempestività delle azioni governative, ha ammesso: “Certamente si sarebbe potuto fare di più”.

Il dibattito si è poi spostato sui vaccini, con Pregliasco che ha ribadito la loro sicurezza, affermando: “I dati scientifici confermano la loro sicurezza”. Ha minimizzato l’importanza degli effetti collaterali e ha negato qualsiasi correlazione tra i vaccini e fenomeni come le morti improvvise, i cosiddetti turbo tumori e le miocarditi tra i giovani. Nonostante ciò, il presidente Lisei ha chiesto maggiore chiarezza riguardo agli eventi avversi e alle fonti scientifiche utilizzate, nonché sui rapporti di Pregliasco con le aziende farmaceutiche negli ultimi anni.

Una delle domande chiave posta da Lisei è stata: “Lei il 5 gennaio, quando l’OMS lanciava l’alert, cosa faceva nel suo ospedale?”. Nonostante la ripetizione della domanda, Pregliasco ha risposto in modo evasivo, dichiarando: “Non ricordo se fosse in quel gennaio, ma le precauzioni le avevamo prese”.

Il clima di tensione si è intensificato ulteriormente quando alcuni membri del Movimento 5 Stelle hanno difeso Pregliasco, accusando la maggioranza di tentare di delegittimare le fonti scientifiche e insinuando conflitti d’interesse. Le opposizioni, dal canto loro, hanno contestato l’imparzialità di Lisei, sottolineando che i toni esasperati adottati dalla presidenza compromettevano la gestione dei lavori della Commissione. Un senatore ha risposto: “Rileviamo che per l’opposizione la presidenza non deve parlare”.

La seduta ha messo in luce le divergenze tra le diverse forze politiche riguardo alla gestione della pandemia e alla comunicazione delle informazioni scientifiche. La posizione di Pregliasco, sostenuta da alcuni membri della Commissione, si contrappone alle critiche sollevate da altri, creando un quadro complesso in cui la fiducia nelle istituzioni e nelle informazioni fornite è messa alla prova.

In un contesto in cui la pandemia ha generato un ampio dibattito pubblico, le audizioni della Commissione d’inchiesta rappresentano una piattaforma cruciale per analizzare le decisioni prese e le loro conseguenze. La questione della trasparenza nella comunicazione scientifica e la gestione delle emergenze sanitarie sono temi di fondamentale importanza, soprattutto in un momento in cui la popolazione cerca risposte chiare e affidabili.

L’audizione di Pregliasco è solo uno dei tanti passaggi di un processo che mira a fare luce su come l’emergenza Covid sia stata gestita in Italia. La Commissione continuerà il suo lavoro, cercando di raccogliere informazioni e testimonianze che possano contribuire a una comprensione più approfondita delle misure adottate e delle loro implicazioni.



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