Dopo due anni di silenzio, Tiziano Ferro è pronto a tornare. Venerdì 24 ottobre vedrà infatti la luce “Sono un grande”, il suo settimo album in studio, un lavoro profondamente autobiografico che ripercorre un periodo tumultuoso segnato dal divorzio dall’ex marito Victor Allen, attacchi di panico e una complessa ridefinizione personale e professionale.
Il disco arriva in un momento di totale rinnovamento per l’artista, che cambia sia etichetta discografica – passando da Universal alla Sugar di Caterina Caselli – sia manager, ora seguito da Paola Zukar. Un cambio, quello di casa discografica, nato quasi per caso, come ha raccontato lo stesso Ferro all’Ansa: il precedente contratto era semplicemente scaduto, “come il latte”, senza che né lui né l’etichetta se ne fossero accorti immediatamente.
Cuore rotto, il singolo apripista, è solo un assaggio della narrazione intima e a volte spietata che caratterizza l’intero progetto. Scritto negli ultimi due anni, l’album si configura come un vero e proprio diario di cura, in cui Ferro riversa senza filtri la rabbia, il dolore e le insicurezze di questo capitolo della sua vita. Ha deciso di non censurarsi, nemmeno quando, riguardando certi versi, prova un senso di vergogna. Come in “Quello che si capisce”, brano nato nel pieno delle tensioni con l’ex marito, dove versi durissimi come “spiegagli a parole tue questi anni da ostaggio” sono stati mantenuti per preservare l’autenticità del racconto.
Il titolo “Sono un grande” non è un inno alla superbia, ma piuttosto un mantra di sopravvivenza, un tentativo di autoconvincimento in mezzo al mare tempestoso delle proprie fragilità. Nella title track, Ferro canta: “Perché se non sono ancora morto, sarà per caso sarà per torto oppure sarà perché sono un grande e non me ne sono mai accorto”.
In varie interviste, il cantante ha sottolineato che la verità brutale è stato l’unico obbligo sentito verso i suoi ascoltatori. Una verità che passa anche dal racconto della sua attuale situazione familiare. Nonostante le difficoltà, Ferro tiene a chiarire che con Victor non c’è nessuna guerra e che, pur avendone il diritto, non gli sottrarrebbe mai i figli: “sarebbe una cattiveria e non me la sento”, ha dichiarato.
L’album affronta anche il peso della notorietà, vissuta come un’arma a doppio taglio. In “Fingo e Spingo” Ferro riflette sulla separazione tra l’uomo che soffre e l’icona pubblica da cui i fan si aspettano conforto, descrivendo la popolarità come “un ago nelle vene”. Non manca un focus sugli attacchi di panico, combattuti con la tecnica del respiro contato, trasformata nel ritmo incalzante del brano “1-2-3”.
Dopo il caos, però, arriva sempre un raggio di luce. La tracklist è costruita con una logica emotiva: subito dopo l’urlo claustrofobico di “1-2-3”, ecco “Le piace”, una tenera ninna nanna dedicata alla figlia Margherita, che restituisce un’immagine di pura, fragile gioia paterna.
“Sono un grande” è, nelle parole di Ferro, un album che non doveva neppure esistere, nato da un “grande disastro”. Eppure, è proprio da quel disastro che emerge una delle sue opere più sincere e viscerali, un mosaico di vulnerabilità e forza che promette di riconnettere l’artista al suo pubblico nel modo più autentico possibile. L’attesa finisce venerdì 24 ottobre.



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