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Vent’anni di carcere richiesti per Ferragni: l’effetto sui follower e quando sarà la prossima udienza. Lei si commuove: «Mai avrei ingannato qualcuno»



È un momento difficile per Chiara Ferragni, che ieri ha affrontato un’udienza decisiva davanti al Tribunale di Milano per il cosiddetto Pandoro Gate, la vicenda legata alle campagne pubblicitarie dei prodotti Balocco e Dolci Preziosi. La Procura di Milano, rappresentata dai pm Cristian Barilli e Eugenio Fusco, ha chiesto per l’influencer una condanna a un anno e otto mesi di reclusione con la condizionale, accusandola di truffa aggravata ai danni dei consumatori.



Secondo l’accusa, le operazioni pubblicitarie del 2021 e del 2022 avrebbero indotto i clienti a credere che parte del ricavato delle vendite sarebbe stata destinata in beneficenza, mentre in realtà le donazioni erano già state versate dalle aziende in forma fissa. Per i magistrati, Ferragni avrebbe avuto un “ruolo preminente” nella gestione delle strategie commerciali, condivise con il suo braccio destro Fabio Damato, per il quale è stata avanzata la stessa richiesta di pena.

Nella ricostruzione della Procura, le campagne sarebbero state organizzate in modo da amplificare l’effetto emotivo e solidale sui follower, generando così un “effetto truffa ad alta diffusività”. Un passaggio chiave dell’impianto accusatorio riguarda la condizione dei consumatori, considerati in stato di “minorata difesa” a causa della fiducia e della soggezione che nutrono verso le figure pubbliche seguite sui social.

Le prove e l’aggravante contestata

Nelle carte compaiono diverse email, tra cui una in cui Balocco scrive al team dell’influencer: “In realtà le vendite servono per pagare il vostro cachet esorbitante”. Altri scambi mostrano risposte vaghe fornite ai clienti che chiedevano chiarimenti sulle donazioni.

Il riconoscimento dell’aggravante della minorata difesa sarà decisivo per il giudizio. Se il giudice Ilio Mannucci Pacini dovesse ritenere infondata questa tesi, il reato si ridurrebbe a truffa semplice, ipotesi che porterebbe all’assoluzione, anche perché i querelanti hanno ritirato le denunce dopo i risarcimenti già versati.

Le parole di Chiara Ferragni

Durante l’udienza, Chiara Ferragni ha preso la parola con una dichiarazione spontanea, visibilmente commossa. “Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede. Mai avrei potuto ingannare nessuno”, ha detto l’influencer, rivendicando il proprio impegno in campo sociale e ricordando le iniziative benefiche sostenute nel tempo, tra cui la donazione di 150 mila euro per la lotta alla violenza contro le donne dopo il Festival di Sanremo 2023.

“Ci sono stati errori di comunicazione, ma non c’era alcuna intenzione di trarre in inganno nessuno”, ha aggiunto. In più momenti la sua voce si è incrinata, ma ha voluto ribadire fiducia nella magistratura: “Sono fiduciosa, scusate ma non posso aggiungere altro”.

All’uscita dal tribunale, vestita in total black, Ferragni ha evitato di rilasciare dichiarazioni ai numerosi cronisti presenti. Il suo legale, Giuseppe Iannaccone, ha assicurato: “Chiara si affida completamente alla giustizia. Siamo certi della sua innocenza”.

Un processo simbolo dell’era dei social

Il caso ha assunto un forte valore mediatico perché, per la prima volta, un tribunale affronta il tema della responsabilità legale di un’influencer nei confronti dei propri follower. La Procura sostiene che la popolarità e il potere comunicativo di Ferragni – seguita da oltre 34 milioni di persone su Instagram e TikTok – abbiano creato un rapporto di fiducia così forte da incidere sulla libertà di giudizio dei consumatori.

Dall’altra parte, la difesa insiste sull’assenza di dolo e sulla correttezza dei comportamenti successivi, ricordando che Ferragni ha già versato oltre 3,4 milioni di euro in risarcimenti e sanzioni, comprese quelle imposte dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

La decisione del giudice è attesa dopo la prossima udienza, fissata per il 5 dicembre, quando si concluderà la discussione e potrebbe arrivare la sentenza.

Nel frattempo, la vicenda resta sotto i riflettori: da simbolo della comunicazione digitale, Chiara Ferragni si trova oggi al centro di un processo che potrebbe ridefinire il confine tra pubblicità, responsabilità e fiducia nel mondo dei social media.



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