Durante una manifestazione pro-Maduro tenutasi ieri a Roma, una donna sudamericana è stata verbalmente aggredita da Luciano Vasapollo, noto sostenitore del dittatore venezuelano. Vasapollo, dirigente nazionale della Rete dei Comunisti, organizzazione sotto la quale operano “Cambiare Rotta” e “Osa”, ha rivolto alla donna, riconoscibile per la sciarpa rossa indossata durante il corteo, espressioni volgari e offensive, tra cui “te ne devi andare”, “ti levi dal cazzo” e “la portate via sta pezza di merda”, mentre lei gridava “libertà per Cuba e per il Venezuela”. L’episodio evidenzia un paradosso, in cui cittadini cubani e venezuelani esprimono gioia, mentre i manifestanti che si schierano con il movimento ProPal difendono un regime responsabile della repressione del loro popolo.
Milano, la feccia pro Maduro ha colpito ancora pic.twitter.com/VbxW2SsNso
— DC News (@DNews10443) January 11, 2026
L’ultrasinistra è tornata in piazza per richiedere la liberazione di Mohammad Hannoun, Presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, arrestato il 27 dicembre scorso con l’accusa di aver finanziato Hamas, insieme ad altri individui, e attualmente detenuto presso il carcere di Terni. Inoltre, l’occasione è stata sfruttata per protestare contro la cattura del dittatore venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti.
Manifestazioni di questo tipo sono state organizzate a Torino, Roma, Bologna e Milano, sebbene non abbiano riscosso un particolare successo. Dalle piazze sono giunte immagini di gruppi di alcune decine di persone, con qualche centinaio a Roma e Milano. Si tratta di numeri irrisori, soprattutto considerando il numero di sigle che hanno promosso la protesta. A Milano, tra gli organizzatori figurano l’Associazione Palestinesi in Italia, Csa Vittoria, Cub, Usb, SI Cobas, Udap – Unione Democratica Arabo Palestinese, Giovani Palestinesi, Comunità Palestinese di Lombardia, Cs Cantiere, Cambiare Rotta e altre realtà del mondo dell’antagonismo.
A Milano, la protesta ha manifestato nuovamente il suo carattere intollerante, rivolgendo insulti alla giornalista del Giornale, Giulia Sorrentino, definita come «faccia di m…» che «qui non ci deve stare» e invitata ad andarsene al grido di «vergogna» e «fuori i sionisti dal corteo», scanditi dal megafono mentre tentava di intervistare il gruppo di guida della manifestazione, come documentato in un video pubblicato dalla sua testata. Le è stato detto esplicitamente: «Non sei la benvenuta», nonostante avesse dichiarato di essere presente solo per svolgere il proprio lavoro.
La Russa ha condannato l’accaduto.
Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso ferma condanna per gli insulti, le intimidazioni e ogni forma di violenza nei confronti di chi svolge l’importante compito di fare informazione. Ha sottolineato che la libertà di stampa costituisce un pilastro insostituibile in ogni democrazia, dichiarazione diffusa sui propri canali social.
La solidarietà del centrodestra
Il centrodestra ha espresso unanime solidarietà alla giornalista Sorrentino. Al contrario, si è registrato un silenzio assoluto da parte della sinistra, anche diverse ore dopo la diffusione della notizia. Questo silenzio conferma, ancora una volta, che la libertà di stampa, secondo alcuni esponenti della sinistra, sembra dipendere da chi la esercita e da chi la ostacola. Ivan Scalfarotto di Italia Viva ha espresso parole di condanna.
Le preoccupazioni del centrodestra
Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, ha affermato che impedire a una professionista di svolgere il proprio lavoro non costituisce solo un attacco alla libertà di informazione, ma rappresenta anche un esempio emblematico dell’intolleranza e della violenza che ormai caratterizzano le manifestazioni pro-Pal. Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, ha espresso solidarietà a nome dell’intero gruppo. Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, ha espresso preoccupazione per il clima di odio e intolleranza che si respira a Milano e non solo durante i cortei di sinistra, che dovrebbero essere pacifici. Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha parlato di “vergognosa aggressione” e ha ironicamente affermato che si aspetta che l’intero mondo della stampa, e non solo, denuncerà la violenza nei confronti della giornalista e sosterrà il suo diritto a raccontare la verità dell’orrore fondamentalista che minaccia la libertà e la democrazia nel Paese.
Oltre alla manifesta intolleranza, il corteo ha rispettato il consueto schema: esaltazione della “resistenza palestinese” contro il “genocidio”, manifestazione di ostilità nei confronti di Israele, accuse rivolte al governo italiano e promesse di proseguire le manifestazioni a oltranza. Testimonial d’eccezione della giornata è stato Mahmoud Hannoun, figlio di Mohammad, il quale ha dichiarato dal microfono: «Oggi desideriamo trasmettere un messaggio: se ritengono di poterci fermare incarcerando i nostri fratelli e mio padre, si sbagliano profondamente. Esistono milioni di Mohammad Hannoun nel mondo». Sono stati definiti “eroi”. A questo repertorio si è aggiunto quello relativo al Venezuela e all’operazione americana per l’arresto di Maduro, definita «un’apoteosi concentrata di violenza, colonialismo di rapina e suprematismo imperialista». Tuttavia, anche questo non rappresenta più una novità, così come non lo è la bandiera statunitense bruciata a Torino.



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