Alessia Pifferi, condannata per aver abbandonato la figlia di un anno e mezzo a casa da sola per una settimana, ha visto la sua pena di ergastolo annullata dalla Corte d’Assise d’Appello. Secondo le motivazioni della sentenza, emessa il 5 novembre, la donna non aveva l’intenzione di uccidere la figlia, ma era spinta da un “umano bisogno” di trascorrere del tempo con il suo compagno, da cui era fortemente dipendente. La Corte ha descritto Pifferi come una persona dalla personalità “estremamente fragile”, cresciuta in un contesto di povertà economica e morale, e ha sottolineato l’impatto del “clamore mediatico” sulla sua situazione.
Il caso risale al luglio del 2022, quando Pifferi, 40 anni, ha lasciato la figlia di 18 mesi nel suo appartamento a Ponte Lambro (Milano) per sei giorni, trovandola al suo ritorno morta di fame e sete. In primo grado, era stata condannata all’ergastolo per omicidio volontario, ma la sentenza è stata successivamente riformata a 24 anni di reclusione dopo che i giudici hanno escluso l’aggravante dei futili motivi, mantenendo solo l’aggravante relativa al rapporto di parentela con la vittima.
I giudici d’Appello hanno confermato la piena responsabilità di Pifferi al momento dei fatti, ma hanno ritenuto che il suo comportamento non potesse essere considerato futile. Hanno spiegato che, sebbene il movente fosse identificato nel desiderio di “regalarsi un proprio spazio di autonomia”, tale motivazione non soddisfa i criteri di futilità penalmente rilevante. Secondo il codice, la futilità implica che la motivazione sia di tale leggerezza da apparire come un pretesto per un impulso criminale.
In questo caso, il forte bisogno di Pifferi di avere accanto a sé un compagno e di cercare stabilità affettiva non può essere considerato futile. Le perizie e le consulenze hanno evidenziato la sua personalità dipendente e immatura, che non cercava avventure, ma un rapporto autentico. L’imputata si presentava agli uomini come “mamma di una bimba”, mostrando fotografie della figlia e dimostrando di vivere la maternità come parte integrante della sua vita quotidiana.
Di conseguenza, i giudici di secondo grado hanno ritenuto che l’ergastolo fosse una pena inadeguata per una persona con la “fragile” personalità di Pifferi, come emerso dai colloqui clinici e specialistici. Le valutazioni degli esperti hanno concluso che Pifferi non è una persona di “spiccata capacità criminale” o socialmente pericolosa. Al contrario, la sua “indigenza economica” e la sua “estrema marginalità” fin dalla giovane età hanno contribuito alla sua inettitudine materna.
La sentenza ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che hanno elogiato il riconoscimento delle circostanze attenuanti e altri che hanno espresso preoccupazione per la percezione della giustizia in casi di questo tipo. La questione della responsabilità genitoriale e delle condizioni socio-economiche che possono influenzare il comportamento delle persone è ora al centro del dibattito pubblico.



Add comment