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Bimbo con cuore bruciato, i medici: “Se si fermerà il cuore non verrà rianimato”, la mamma resta al suo fianco



Un grave caso clinico ha colpito l’ospedale Monaldi di Napoli, dove un bambino di soli 2 anni è attualmente ricoverato in condizioni estremamente critiche. Il piccolo, che ha subito un trapianto di cuore, è stato mantenuto in vita grazie a un dispositivo Ecmo, che sostituisce l’attività cardiaca. Purtroppo, l’operazione eseguita il 23 dicembre scorso non ha avuto successo: il cuore, conservato in modo inadeguato, non ha ripreso a funzionare.



Il dottor Antonio Corcione, Capo Dipartimento Area Critica Rianimazione dell’ospedale, ha comunicato che il bambino è sedato e non sta soffrendo. “Il bambino non soffre. È sedato, è come fare un’anestesia generale, è garantito che il bambino non sente dolore”, ha dichiarato Corcione, esprimendo la sua commozione per la situazione. La famiglia ha deciso di non accanirsi con ulteriori terapie, optando per una pianificazione condivisa delle cure (PCC), un protocollo che evita l’accanimento terapeutico.

Da 58 giorni, il piccolo è tenuto in vita grazie all’Ecmo, ma la sua condizione si è aggravata. Mercoledì scorso, un’equipe di esperti ha comunicato alla famiglia che il bambino non è più trapiantabile a causa del suo quadro clinico compromesso. La madre, Patrizia, è sempre al suo fianco, parlandogli e tenendogli la mano mentre i medici continuano a monitorare la sua situazione.

I medici hanno deciso di attuare una riduzione della terapia antibiotica e immunosoppressiva, mantenendo un livello base di supporto. “Abbiamo deciso che non verranno sospese l’alimentazione parenterale, l’idratazione e l’Ecmo”, ha aggiunto Corcione. Tuttavia, il bambino presenta insufficienza multiorgano e la situazione è molto critica. “Siamo lì a continuare a tutelarlo, non ad abbandonarlo”, ha sottolineato il medico, esprimendo la sua solidarietà alla famiglia.

La storia del piccolo ha colpito profondamente il personale medico, che si è detto sconvolto dalla gravità della situazione. “Quando arriviamo qui al lavoro ora, chiediamo a tutti come sta il bambino”, ha detto Corcione, evidenziando l’impatto umano che questa vicenda ha avuto su chi lavora nell’ospedale.

Il Monaldi ha una lunga storia di trapianti, avendo effettuato centinaia di interventi su adulti e bambini negli ultimi vent’anni. “Penso a circa 500 trapianti, il 500esimo è stato proprio su un bambino”, ha spiegato il dirigente medico, sottolineando l’esperienza dell’ospedale in questo campo.

Il caso del bambino ha riacceso l’attenzione sul tema dei trapianti e delle condizioni di conservazione degli organi. La speranza di un nuovo trapianto è stata alimentata per circa due mesi, ma ora la famiglia e il personale medico devono affrontare una realtà difficile. La decisione di passare alla PCC è stata presa dopo un consulto con il medico legale della famiglia e segna un momento cruciale nella gestione delle cure del piccolo.

La comunità di Napoli è in apprensione per la sorte del bambino, e molti si uniscono in preghiera per lui e per la sua famiglia in questo momento drammatico. Nonostante le difficoltà, i medici continuano a fare il possibile per garantire il massimo comfort al piccolo, dimostrando un impegno costante nella tutela della sua vita e dignità.



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