Fabio Dragoni spiega al TG4 quanto siano indecenti i fancazzisti agli ordini di Landini (VIDEO)
Genova chiude le scuole per il raduno degli alpini. Protesta Cgil.
— Virna (@Virna25marzo) April 23, 2026
Le risposte di @fdragoni alle domande di @stefaniacav .
"La Cgil per caso si é indignata a Pioltello quando una scuola è stata chiusa pr 3 anni di fila a causa del Ramadan? No.
La Cgil ragiona così: Alpini… pic.twitter.com/ODwFxwu4ym
Una decisione presa dal Comune di Genova – in linea peraltro con quanto già accaduto in altre città in occasione delle precedenti edizioni – che ha però innescato una dura presa di posizione della Flc Cgil, il sindacato dei lavoratori della conoscenza.
“Le scuole rappresentano un presidio sociale di grande importanza – si legge nella nota diffusa dal sindacato – e il diritto all’istruzione deve rimanere una priorità, anche in presenza di eventi rilevanti per la città che devono essere organizzati senza incidere sul regolare svolgimento delle attività scolastiche”.
Secondo la Cgil, il problema non è tanto la manifestazione in sé, di cui si comprendono “le esigenze organizzative e l’impatto sulla città in termini di viabilità, sicurezza e gestione degli spazi”. Ciò che fa discutere è il metodo: una scelta “calata dall’alto”, senza un confronto reale con il mondo della scuola.
“La decisione e la valutazione su quali scuole chiudere e in che modo – sottolinea la Flc Cgil – avrebbe quanto meno dovuto coinvolgere il mondo della scuola, i sindacati e l’ufficio scolastico”.
“La scuola non è un magazzino”
Il nodo centrale della polemica è la natura stessa dell’istituzione scolastica, che per il sindacato non può essere equiparata a un qualsiasi spazio logistico.
“La scuola è un presidio fondamentale della comunità, uno spazio educativo e costituzionalmente tutelato, che non può essere considerato alla stregua di una struttura logistica da utilizzare all’occorrenza”.
L’accusa è chiara: interrompere l’attività didattica per due giorni interi, pur in presenza di esigenze organizzative straordinarie, rischia di trasmettere un messaggio “incoerente rispetto ai principi che si affermano”.



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