Il potenziale nome di un nuovo partito di sinistra, “Falce & Distiguo”, potrebbe rappresentare un’opportunità per unire coloro che esprimono condanne verso la violenza con riserve, come si è visto negli eventi di sabato a Torino, dove le forze dell’ordine sono state prese di mira in nome della difesa di Askatasuna.
Tra le figure di spicco del “distinguismo” di sinistra emerge il professor Piergiorgio Odifreddi, matematico e intellettuale, già docente di logica presso l’Università di Torino e la Cornell University. Il professor Odifreddi risponde alle dichiarazioni della procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti, in merito alle presunte “connivenze” tra individui di diversa estrazione sociale, tra manifestanti pacifici e soggetti violenti.
Il matematico torinese esprime il suo sostegno a coloro che hanno partecipato alla manifestazione di sabato, in particolare ai giovani. Egli osserva che questi individui rigettano un modello distorto che inevitabilmente conduce al conflitto. Distingue tra la manifestazione pacifica di migliaia di persone e le frange più violente e limitate, che potrebbero anche essere state orchestrate da provocatori. Sottolinea che tali azioni violente danneggiano il movimento.
Il docente di sinistra esprime soddisfazione nel vedere i giovani protestare e cercare di farsi sentire, citando persino Nelson Mandela. Egli si interroga sulla possibilità di manifestare e dissentire in presenza di un antagonismo, dove una parte non è d’accordo e l’altra è armata fino ai denti. Mandela, nel suo celebre discorso al processo che lo condannò all’ergastolo, affermò: “Noi dell’African National Congress all’inizio abbiamo protestato in maniera pacifica, e non è successo niente.
Poi abbiamo fatto disobbedienza civile, nulla. Alla fine siamo diventati terroristi”. Infatti, Mandela fu arrestato e condannato, ma successivamente divenne presidente del Sudafrica e ricevette il Premio Nobel per la Pace. In Palestina, la violenza è stata la risposta a quella subita, ma questo aspetto è spesso trascurato. Odifreddi prosegue con una giustificazione delle azioni di Hamas, affermando che le azioni del 7 ottobre sono state perpetrate costantemente dagli israeliani.
Si ritorna a Torino, dove Odifreddi sottolinea la necessità di distinguere tra il corteo pacifico di decine di migliaia di persone e le frange più violente e limitate. Pur non avendo partecipato alla manifestazione di sabato, Odifreddi afferma di conoscere questi giovani, provenienti dal liceo Cavour a Palazzo Nuovo, e di apprezzare la loro energia.
Riconosce l’esistenza di gruppetti violenti, ma si interroga sulla loro origine, evidenziando come tali azioni mettano a rischio il movimento stesso, come accadde durante la rivoluzione di Maidan in Ucraina. Si rischia di compiere azioni senza piena consapevolezza. Nonostante ciò, Odifreddi esprime gioia per i movimenti di opposizione, affermando che, indipendentemente dal governo, i plebisciti non sono mai positivi, anche in presenza dell’esecutivo migliore del mondo.



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