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Dopo la sconfitta referendaria, Giorgia Meloni è a un bivio: andare avanti o scegliere elezioni anticipate approfittando delle divisioni dell’opposizione



La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni era attesa a Palazzo Chigi per assistere allo spoglio dei voti, ma ha optato per la distanza dall’epicentro delle celebrazioni per la vittoria del No. In piazza, si sono levate richieste per le sue dimissioni. Alle ore 16:45, la Meloni ha registrato un video, pubblicato inaspettatamente poco dopo la diffusione dei risultati elettorali.



Il filmato, caratterizzato da una qualità amatoriale, testimonia una decisione presa in tempi rapidi: la Premier si è ripresa da sola, di fronte a una siepe, con il sottofondo del cinguettio degli uccelli e un’inquadratura instabile.  L’espressione della Meloni rivela la stanchezza e l’amarezza derivanti dalla sconfitta. Il colore grigio del suo maglioncino ha suscitato critiche sui social media, con paragoni impietosi alla tuta indossata dall’influencer Chiara Ferragni nel video di scuse in seguito alla controversia sul pandoro-gate.

La Presidente del Consiglio ha trascorso l’intera giornata al telefono. I vertici di Fratelli d’Italia si trovano in una situazione di disorientamento e incertezza riguardo alla strategia da adottare, temendo un’ulteriore flessione dei consensi nelle prossime settimane e mesi.  In politica, si osserva spesso un’oscillazione, simile a un’onda, che può portare a un successo inaspettato o a un rapido declino.

Questa sconfitta rappresenta il primo significativo calo di consensi per la Meloni, e i suoi collaboratori riconoscono che si è trattato di un voto diretto contro di lei.  Il risultato elettorale ha mobilitato l’elettorato più giovane, già attivo in autunno nelle manifestazioni a sostegno di Gaza, in contrapposizione al governo di destra.

La Meloni ritiene che alcuni aspetti della campagna per il Sì non abbiano funzionato efficacemente.  Secondo fonti interne, la sua analisi personale si concentra anche sulla decisione di assumere un ruolo di primo piano nella campagna,  agendo come frontwoman mediatica quasi quotidianamente nelle ultime settimane.

Manca approssimativamente un anno alle elezioni politiche del 2027.  Sebbene il tempo a disposizione non sia considerevole, risulta comunque sufficiente per commettere ulteriori errori. Non è da escludere che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, possa recarsi al Quirinale. Tale visita sarebbe da interpretarsi come un atto di cortesia istituzionale, volto a un confronto con il Presidente della Repubblica.  Non si tratterebbe di altro.  L’obiettivo è evitare di trasmettere l’immagine di una crisi istituzionale in atto.

La Presidente Meloni potrebbe rientrare dall’Algeria, dove è attesa domani, e, con l’occasione, ampliare il colloquio al Colle anche alle questioni internazionali, quali l’energia, Donald Trump e la guerra in Iran.

Non vi è, tuttavia, alcuna intenzione di richiedere una nuova fiducia in Parlamento. Un ipotetico “Meloni II” comprometterebbe l’obiettivo prefissato di arrivare a settembre per conseguire il record di Presidente del Consiglio più longevo della storia.

La Premier ha smentito ripetutamente l’ipotesi di elezioni anticipate.  È vero, tuttavia, che alcuni, tra i suoi più stretti collaboratori, hanno ventilato questa possibilità.  Tra i parlamentari di spicco di Fratelli d’Italia si sostiene che sia Giovanbattista Fazzolari, principale consigliere della Presidente Meloni, a teorizzare la tentazione di portare gli italiani alle urne anticipatamente per evitare il logoramento politico e sfruttare le divisioni persistenti nel centrosinistra.

Non è forse un caso che sia proprio Fazzolari, unica voce di Palazzo Chigi autorizzata ieri a rilasciare dichiarazioni, a paventare un complotto da parte della magistratura.  Egli afferma: “Il risultato di questo referendum legittima le scelte della magistratura su una serie di temi.  Osserviamo che l’azione del governo viene spesso rallentata in materia di immigrazione e sicurezza da decisioni che la magistratura non condivide.  La preoccupazione è che tale interferenza possa diventare ancora più invasiva”.

Nei piani attuali della Presidente Meloni vi sarebbe uno sforzo concentrato sulla riforma elettorale, tatticamente depositata in Parlamento prima del referendum.  Le percentuali del “No” rendono più arduo convincere i partiti di opposizione a partecipare a un confronto costruttivo su una legge che prevede un premio di maggioranza considerato eccessivo dal campo largo.

Si diffonde una preoccupazione tra Palazzo Chigi e il partito in seguito alla sconfitta al referendum: tale risultato potrebbe compromettere l’unica riforma che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, avrebbe potuto presentare come un successo del suo mandato.  Questo argomento sarà probabilmente utilizzato dalle opposizioni a partire da oggi, sottolineando come il governo più stabile politicamente della storia italiana non sia riuscito a realizzare alcuna riforma di rilievo.

Si ipotizza che vi saranno delle conseguenze per questo mancato risultato, con le indagini che sembrano convergere verso il Ministero della Giustizia e, in particolare, verso la Capo di Gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi.  Quest’ultima, già nota per la sua scarsa considerazione nei confronti della magistratura, è stata protagonista di una delle dichiarazioni più controverse in merito alla categoria.  Anche il Sottosegretario Andrea Delmastro potrebbe essere coinvolto in questa vicenda, a causa di un episodio che ha generato un notevole imbarazzo.



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