L’Italia si ferma per dire addio ad Alex Zanardi, morto a 59 anni. La notizia, annunciata dalla famiglia, colpisce non solo gli appassionati di sport ma chiunque abbia visto in lui un simbolo di forza, ironia e voglia di vivere. Zanardi non è stato soltanto un ex pilota di Formula 1 o un campione paralimpico: è stato una figura capace di trasformare tragedie enormi in lezioni di coraggio.
La sua storia è straordinaria. Nato a Bologna nel 1966, Alex aveva inseguito il sogno dei motori fin da giovanissimo, arrivando fino alla Formula 1 dopo anni di kart, Formula 3 e corse internazionali. Ma la svolta più drammatica della sua vita arriva nel 2001, con il terribile incidente al Lausitzring, in Germania. Uno schianto devastante gli costò l’amputazione di entrambe le gambe. Per molti sarebbe stata la fine di tutto. Per lui, invece, fu l’inizio di una seconda vita.
Ed è qui che la sua figura diventa davvero unica. Dopo una riabilitazione durissima, Zanardi non si limita a tornare a vivere: torna a gareggiare. Si reinventa nel paraciclismo e diventa un campione assoluto, conquistando 4 ori e 2 argenti tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a una lunga serie di titoli mondiali. Non solo: si fa conoscere anche in televisione, con programmi come E se domani e Sfide, dove porta il suo stile umano, intelligente e sempre positivo.
Per capire il peso della sua scomparsa, bisogna ricordare che Zanardi era diventato molto più di un atleta. In Italia rappresentava l’idea che si può cadere, anche nel modo più duro possibile, e trovare comunque una strada per rialzarsi. Anche dopo il gravissimo incidente del 2020 durante la staffetta di Obiettivo Tricolore, il suo nome è rimasto legato a una battaglia silenziosa che tanti hanno seguito con affetto e speranza.
A mio parere, ciò che rende Alex Zanardi indimenticabile non sono solo i trofei, ma il modo in cui ha affrontato la vita. Non ha mai costruito il suo racconto sul vittimismo. Anzi, spesso usava l’ironia per parlare anche delle ferite più grandi. Ed è proprio questo che lo ha reso così vicino alle persone: sembrava insegnare, senza retorica, che il coraggio vero è continuare a cercare senso anche quando tutto cambia.
Un dettaglio interessante, e forse non noto a tutti, è che dopo il terribile incidente del 2001 Zanardi tornò proprio su quel circuito tedesco dove aveva rischiato la vita, per completare simbolicamente i 13 giri che non era riuscito a finire. Un gesto potentissimo, che racconta meglio di qualsiasi frase chi fosse davvero.
Insomma, con Alex Zanardi se ne va un campione immenso, ma resta qualcosa di rarissimo: un esempio umano che va ben oltre lo sport. E forse è per questo che oggi il dolore è così grande. Perché non se ne va solo un atleta: se ne va una parte bellissima dell’Italia migliore.



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