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Elena Scanu muore in due settimane per una polmonite: il medico di base aveva parlato di bronchite



Spezzata troppo presto, una vita finita nell’ombra dell’ospedale a Brenna. Giovedì, Elena Scanu – aveva solo 49 anni – si è spenta nella terapia intensiva del Fatebenefratelli di Erba. Nonostante i tentativi, niente ha fermato la polmonite acuta ai due polmoni.



A descrivere quegli istanti c’è chi le stava accanto: Stefano Romersa, il suo compagno. Parla dei momenti finali, delle ore confuse prima del ricovero. Adesso resta la domanda che non dà pace alla famiglia. L’autopsia potrebbe chiarire ogni cosa: errori? cause nascoste? un declino mai spiegato fino in fondo.

Elena si sentiva debole già da un po’ di tempo. Nessuna persona intorno a lei aveva capito quanto fosse seria la situazione.

Quattordici giorni dopo, Elena comincia ad avvertire un fastidio alla gola accompagnato da colpi di tosse secchi. Invece di aspettare, va dal medico curante che le dà due medicine: una per l’infezione, l’altra per il gonfiore. All’inizio pensano sia solo un malanno passeggero, tipo infiammazione della gola oppure qualcosa ai polmoni.

Solo che le pillole non sortiscono alcun effetto reale. Stefano, suo compagno, descrive quei momenti con voce rotta: ogni respiro diventa uno sforzo, anche muoversi sembra impossibile. Man mano che le ore passano, tutto precipita senza preavviso. A quel punto decidono di tornare in ambulatorio, però il dottore di sempre non c’è; al suo posto ne arriva uno diverso.


Appena arrivato, il dottore mostra zero apprensione pur vedendo ossigeno fermo a 60. Senza chiamare esami aggiuntivi, indica lo smalto sulle unghie come colpevole della lettura sbagliata. Una risposta che lascia perplessi davanti a cifre tanto critiche. Stesa sul divano, Elena si affatica sempre di più. Con l’oscurità cresce anche la difficoltà nel respirare. Di fronte a quello scenario, mamma e nipote scelgono: via di corsa verso il pronto soccorso
Il ricovero e la morte

Appena arrivata in ospedale, hanno dovuto intubarla subito; dopo pochi minuti già partivano le manovre per provare a ripristinare il battito. Nonostante due fermate totali del cuore, nemmeno il massaggio sul petto ha avuto effetto. I dottori alla fine hanno parlato chiaro: polmone acceso su entrambi i lati, rapido come un fulmine, nessuna possibilità reale di recupero. Sullo schermo dell’esame toracico tutto appariva spaventosamente opaco – quegli organi sembravano fatti di gesso, impossibile respirarci attraverso, scrive Repubblica.


A Stefano torna in mente, ogni volta, quel dubbio che non molla: com’è che nessuno ha visto quanto fosse grave? La paziente sembrava sofferente, però i sintomi di una polmonite tanto aggressiva erano sfuggiti fino all’ultimo. “Sul serio nessuno ha notato che stava crollando?” gli esce tra le labbra, mentre un peso gli stringe lo stomaco. I parenti di Elena, nel frattempo, camminano su strade piene di domande senza risposta. L’esame del corpo, fatto poche ore dopo la fine, forse scioglierà qualche nodo rimasto nascosto finora.
Comunità in lutto

Elena Scanu viveva a Brenna, un posto piccolo dove tutti sapevano chi fosse. Lavorava come parrucchiera, certo, però non faceva solo quello: si prendeva cura delle persone anche in altri modi. Il suo sorriso arrivava prima ancora che parlasse, sempre aperta, mai distante. Per molti era semplicemente insostituibile. Stefano lo dice chiaro: «Mamma al cento per cento, sua figlia significava tutto». Dopo la notizia, le strade del paese sembrano più mute, mentre sui telefonini scorrono parole fitte di addio.


C’è chi pensa a Elena e subito gli viene in mente un raggio di sole tra la gente. Stefano non sa dove mettere tutto il vuoto che ha dentro. Dice soltanto: “Aveva uno sguardo vivo, pieno di cose belle da dire”. Parole che pesano poco davanti a quello che manca oggi. Con lui, tante persone provano ad afferrare qualcosa del passato. Intanto però nessuno spiega com’è successo. Domande restano appese, come foglie secche prima della pioggia. Perché certe cose cambiano così, senza senso?



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