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Guerra nel Golfo, la Russia coinvolta: stando alle fonti militari supporto d’intelligence all’Iran



Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele si allarga al Golfo: Hormuz è “zona di guerra” con navi ferme. Washington Post: Mosca aiuta Teheran.



La guerra iniziata sabato con gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran continua e, secondo le informazioni riportate nella giornata, ha ormai assunto una dimensione regionale coinvolgendo i Paesi del Golfo e generando effetti sull’economia globale. Uno dei punti più sensibili resta lo Stretto di Hormuz, snodo commerciale cruciale per i traffici energetici e marittimi, indicato come area ad alto rischio. Lo stretto viene definito ufficialmente “zona di guerra”; Teheran nega di averlo chiuso, ma viene segnalata la presenza di circa un centinaio di navi bloccate, con merci stimate in 25 miliardi di valore che risulterebbero di fatto ferme.

Sul fronte diplomatico e dell’intelligence, una delle notizie principali riguarda il presunto ruolo di Mosca. Il Washington Post scrive che la Russia starebbe fornendo informazioni di intelligence all’Iran con l’obiettivo di colpire le forze statunitensi. Secondo tre fonti informate citate dal quotidiano, già a partire da sabato sarebbero state comunicate a Teheran le posizioni di risorse militari degli Stati Uniti, comprese unità navali e aerei. A supporto della ricostruzione, una delle fonti citate ha affermato: “Sembra davvero che si tratti di uno sforzo piuttosto completo”.

Dall’Iran arrivano anche messaggi relativi a contatti di mediazione. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che alcuni Paesi avrebbero avviato iniziative per favorire la fine della guerra con Stati Uniti e Israele. In un post su X, Masoud Pezeshkian ha scritto: “Alcuni paesi hanno iniziato sforzi di mediazione. Siamo chiari: siamo impegnati per una pace duratura nella regione, ma non abbiamo esitazioni nel difendere la dignità e la sovranità della nostra nazione”. Nello stesso intervento ha aggiunto: “La mediazione dovrebbe essere rivolta a coloro che hanno sottovalutato il popolo iraniano e innescato questo conflitto”, indicando che eventuali colloqui, nella prospettiva iraniana, dovrebbero coinvolgere chi viene ritenuto responsabile dell’avvio delle ostilità.

Sul piano militare, una fonte di alto livello della sicurezza israeliana, intervenuta in forma anonima durante un briefing con la stampa italiana, ha richiamato l’attenzione sulle capacità missilistiche iraniane e sul raggio potenziale di alcuni vettori. La fonte ha affermato: “I missili di Teheran potrebbero raggiungere anche Roma”. Nel dettaglio è stato citato il missile iraniano Khorramshahr-4, lanciato dal Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc) contro Israele. Secondo la stessa fonte, il sistema “potrebbe facilmente raggiungere l’Italia” nel caso in cui Teheran decidesse di estenderne la gittata. La portata standard indicata è di circa 2mila chilometri, con la possibilità di trasportare una testata esplosiva da 1.500 chilogrammi; la fonte ha inoltre dichiarato: “Questo stesso missile è stato lanciato ieri contro Israele ed è stato intercettato dalle nostre difese aeree. Non è la prima volta: riteniamo di averlo intercettato anche durante l’operazione del giugno 2025”. Sempre secondo quanto riferito nel briefing, riducendo il peso della testata a circa 750 chilogrammi e aumentando il carburante, la gittata potrebbe arrivare a circa 3mila chilometri, sufficiente per colpire obiettivi nel sud dell’Europa, includendo in teoria anche Roma.

Da parte iraniana vengono riportate anche dichiarazioni su azioni contro installazioni statunitensi nella regione. L’esercito iraniano ha sostenuto di aver colpito basi degli Stati Uniti in Kuwait e ha annunciato l’intenzione di proseguire. Secondo la TV di Stato iraniana, l’esercito ha dichiarato: “Nelle ultime ore, vari tipi di droni distruttivi delle forze di terra dell’esercito hanno preso di mira in gran numero le basi militari americane in Kuwait”. Nella stessa comunicazione, l’esercito ha aggiunto: “Questi attacchi continueranno nelle prossime ore”.

L’andamento del conflitto e l’instabilità delle rotte marittime ed energetiche alimentano, nel frattempo, preoccupazioni economiche. Il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al Kaabi, in un’intervista al Financial Times, ha avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i Paesi del Golfo a fermare le esportazioni di energia nel giro di alcune settimane, con un impatto sui prezzi. Nella stessa intervista, Saad al Kaabi ha affermato che, anche in caso di fine immediata del conflitto, servirebbero “settimane o mesi” perché il Qatar torni a un ciclo regolare di consegne. Il ministro ha inoltre indicato il rischio di ricadute macroeconomiche, arrivando a prevedere che l’interruzione della produzione tra gli esportatori del Golfo potrebbe spingere il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile.



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