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Il collega prendeva tutto senza chiedere… quel giorno ha pagato



Quando la sala break si svuotò, rimasi lì con il sacchetto distrutto tra le mani. George era ancora irritato e stava buttando le patatine nel cestino con movimenti bruschi. In quel momento Daniel, un collega del reparto IT, si avvicinò lentamente a me. Si piegò leggermente e mi sussurrò:
“Non prenderla sul personale. George fa così con tutti… ma c’è un motivo.”



Lo guardai confusa.
“Che motivo?”

Daniel esitò per un secondo. Poi disse piano:
“George ha avuto un piccolo ictus tre anni fa. Non lo dice quasi a nessuno. Gli ha lasciato problemi con il controllo degli impulsi.”

Rimasi immobile.

All’improvviso molti comportamenti di George iniziarono ad avere senso. Il modo in cui interrompeva le persone. Il modo in cui afferrava le cose senza pensarci. Il modo in cui sembrava pentirsi subito dopo.

Daniel continuò:
“L’azienda gli ha permesso di restare fino alla pensione. Ma molti non lo sanno. Lui si vergogna molto della situazione.”

Sentii un peso nello stomaco.

Guardai George dall’altra parte della stanza. Non sembrava più arrabbiato. Sembrava stanco.

Decisi di avvicinarmi.

“George,” dissi con tono più calmo, “ascolta… se vuoi delle patatine basta chiedere.”

Lui sospirò e si passò una mano sul viso.

“Lo so,” disse piano. “Davvero. È solo che a volte… mi scappa.”

Per la prima volta sembrava sinceramente imbarazzato.

Poi fece qualcosa che non avevo mai visto fare a George.

Mi porse il sacchetto vuoto e disse:
“Mi dispiace per il tuo snack.”

Rimasi sorpresa.

Scoppiai a ridere. Non una risata cattiva. Una risata di sollievo.

“Facciamo così,” dissi. “Domani porto due sacchetti.”

George alzò un sopracciglio.
“Due?”

“Sì. Uno per me… e uno che puoi strappare quanto vuoi.”

Per la prima volta da quando lavoravamo insieme, George sorrise davvero.

Da quel giorno successe una cosa curiosa.

George iniziò a chiedere.

Non sempre. A volte se ne dimentica ancora. Ma ogni tanto lo sento dire da dietro la mia scrivania:

“Ehi… posso?”

E ogni volta penso alla scena delle patatine sul pavimento e mi viene da sorridere.

Perché a volte quello che sembra solo maleducazione… è in realtà una battaglia che qualcuno sta combattendo in silenzio.

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