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La babysitter faceva pipì nel mio shampoo – mia figlia di 4 anni l’ha filmata col tablet



Quando ho saputo che Lauren lavorava in un asilo nido, sono crollata. Non per me. Per i bambini. Se lo faceva con me, cosa poteva fare con loro? Ho chiamato subito il direttore dell’asilo. Una donna sulla cinquantina, voce calma, forse troppo calma. “Signora, abbiamo fatto tutti i controlli del caso. Lauren ha referenze perfette.” “Le referenze si comprano. I controlli si falsificano. Io ho un video di lei che fa pipì nel mio shampoo.” Silenzio. “Cosa?” “Lei urinava nei miei prodotti per capelli. Per mesi. Lo ha fatto anche davanti a mia figlia di quattro anni. Ora lavora con i bambini.” “Signora, se quello che dice è vero…” “È vero. Ho le analisi del laboratorio. Ho la denuncia. Ho la testimonianza di mia figlia.”



L’asilo l’ha sospesa in attesa di indagine. Poi l’ha licenziata. Lauren non ha fatto ricorso. È sparita di nuovo. Ma questa volta l’hanno trovata i giornali. La storia è diventata virale. “Babysitter pipì nello shampoo” era ovunque. I commenti erano feroci. Alcuni ridevano. Altri erano disgustati. Molti dicevano “non è un reato così grave”. Forse no. Ma era una violazione. Una violazione della mia intimità. Della mia fiducia. Della mia casa. E l’aveva fatta davanti a mia figlia.

Emma non ha più chiesto di Lauren. Non una volta. Come se avesse capito che quella persona non faceva più parte della nostra vita. Qualche volta, quando la vedo giocare con il suo tablet, mi chiedo se rivede quel video. Se lo rivede da sola. Se lo capisce. Se lo capirà quando sarà grande. Non glielo chiedo. Non voglio saperlo.

Lauren è stata condannata a 120 ore di servizio sociale e a una multa. Niente carcere. Niente terapia obbligatoria. Niente di che. La giudice ha detto che “non c’è stata violenza fisica, solo un atto molesto”. Solo un atto molesto. Come se urinare nei prodotti per capelli di una persona per mesi fosse come parcheggiare in divieto di sosta.

Ho provato a fare appello. Non è servito. La legge non protegge dalle cose schifose. Protegge dalle cose illegali. E a quanto pare, fare pipì nello shampoo non è abbastanza illegale.

Ho buttato via tutti i prodotti per capelli che avevo in casa. Tutti. Anche quelli nuovi. Anche quelli sigillati. Non mi fido più. Compro solo marche che non trovo nei discount. Solo prodotti che apro io, davanti allo specchio, controllo che siano sigillati, che non abbiano odori strani, che non siano stati manomessi. Mark dice che sono paranoica. Forse sì. Ma la paranoia è una reazione normale quando qualcuno ti ha violato in un modo che non avresti mai immaginato possibile.

Oggi, a distanza di un anno, i miei capelli sono ricresciuti. Non come prima. Sono più sottili, più fragili. La dermatologa dice che il danno potrebbe essere permanente. Lo stress della scoperta, l’infiammazione del cuoio capelluto, l’urina che ha alterato il pH dello shampoo. “Non si preoccupi” dice. “Ci sono ottimi trattamenti.” Non mi preoccupo. Mi incazzo. Non per i capelli. Per quello che rappresentano.

Lauren non ha mai spiegato perché lo faceva. Non ha mai chiesto scusa. Non ha mai detto “mi dispiace”. Ha solo taciuto. E poi è sparita. Spero che nessun altro la assuma. Spero che nessun altro le apra la porta di casa. Spero che non si avvicini mai più a dei bambini.

Emma oggi ha cinque anni. A volte, quando le chiedo se ricorda Lauren, dice “sì, era cattiva”. Non spiego. Non approfondisco. Basta così. Sa che quella persona non tornerà. Sa che se qualcuno fa cose strane, deve chiamarmi. O filmare. Come ha fatto. Come le ho insegnato. Una bambina di quattro anni ha salvato sua madre da chissà quanti altri mesi di quella schifezza. E non lo saprà mai. Non finché non sarà abbastanza grande per capire.

Qualche volta penso a come sarebbe stata la mia vita senza quel video. Ancora a perdere capelli. Ancora a pensare che fosse colpa dello stress. Ancora a fidarmi di Lauren. Ancora a dirle “grazie” mentre mi versava un’altra dose di quella cosa.

Grazie non lo dirò mai più. A nessuno. Non senza controllare prima.

Fine della storia.

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