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Li Meizhen, maratoneta cinese conclude la gara nonostante il ciclo mestruale – Video



Il 22 settembre 2024, Li Meizhen, una maratoneta cinese di 25 anni, ha dimostrato una straordinaria determinazione completando la Hengshui Lake Marathon nonostante l’arrivo delle mestruazioni al 34esimo chilometro. Con il sangue visibile lungo le gambe, Li ha tagliato il traguardo con un tempo impressionante di 2 ore, 35 minuti e 7 secondi, classificandosi sedicesima tra le donne. Questo evento ha attirato l’attenzione globale grazie a un video virale sui social media, che ha messo in luce la lotta contro il tabù del ciclo mestruale nel contesto sportivo.



In un’intervista dopo la gara, Li Meizhen ha sottolineato: “Se mi fossi ritirata, avrei dovuto correre un’altra maratona”. Le sue parole semplici e dirette riflettono un atteggiamento naturale verso un fenomeno biologico che molte donne ancora considerano un ostacolo. Questo episodio ha riacceso il dibattito sul ciclo mestruale e sulla sua influenza sulle prestazioni sportive, un tema già affrontato da altre atlete.

Una delle prime a discutere pubblicamente l’impatto del ciclo mestruale sul rendimento sportivo è stata Federica Pellegrini. Dopo le Olimpiadi di Rio 2016, la campionessa di nuoto ha rivelato al Corriere della Sera che la sua prestazione nei 200 stile libero è stata compromessa da una scorretta valutazione della tempistica del ciclo: “L’ho calcolato malissimo e mi sono trovata a gareggiare nel momento peggiore fisicamente”. Nel 2022, Pellegrini ha anche presentato una tesi di laurea honoris causa all’Università San Raffaele di Roma, intitolata “La Donna e la Performance Sportiva: come il ciclo mestruale può influenzarne la prestazione”, evidenziando l’importanza di affrontare questo argomento nel mondo dello sport.

Anche Benedetta Pilato, nuotatrice italiana, ha condiviso la sua esperienza riguardante il ciclo mestruale e le sue implicazioni. In un’intervista con Elle, ha dichiarato: “Il ciclo mestruale influenza le nostre prestazioni, non possiamo essere sempre al top come gli uomini. Non è un tabù per me, io ne parlo tranquillamente”. Pilato ha anche messo in luce la sindrome dell’ovaio policistico, una condizione che può rendere il ciclo irregolare e doloroso, complicando ulteriormente la carriera delle atlete. Nel 2022, ha raccontato di aver avuto il ciclo sei volte in tre mesi, un chiaro segnale delle sfide che molte donne affrontano.

La questione del ciclo mestruale è stata portata all’attenzione anche da Fu Yuanhui, nuotatrice cinese, che durante i Giochi di Rio 2016 ha parlato del “free bleeding”, ovvero la pratica di non utilizzare prodotti igienici assorbenti durante il ciclo. Yuanhui è stata tra le prime atlete a sollevare l’importanza di adattare la preparazione atletica alla fisiologia femminile, superando un modello sportivo tradizionalmente basato su metriche maschili.

Negli ultimi anni, l’attenzione verso il ciclo mestruale ha portato a cambiamenti significativi nel modo in cui le atlete si allenano. L’allenamento femminile ha smesso di considerare il ciclo come un dettaglio privato, iniziando a vederlo come una variabile importante per carico, recupero e rischio di infortunio. Un esempio significativo è rappresentato dal Chelsea Women, che nel 2020 ha reso pubblico l’uso dell’app FitrWoman per pianificare allenamenti in base alle fasi del ciclo mestruale. La manager Emma Hayes ha spiegato che l’obiettivo era migliorare le performance e ridurre gli infortuni. Anche la nazionale inglese di calcio femminile ha iniziato a programmare gli allenamenti “around their menstrual cycles” sotto la direzione della performance director Dawn Scott.

La crescente consapevolezza ha portato a risultati concreti, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Nel 2024, il medico della nazionale inglese Ritan Mehta ha dichiarato alla BBC che la squadra ha iniziato a focalizzarsi sul ciclo mestruale circa cinque o sei anni fa, con oltre metà dei club della Women’s Super League che ora utilizzano strumenti di monitoraggio come FitrWoman per adattare allenamento e nutrizione.

Nonostante i progressi, molte federazioni e donne, anche al di fuori del mondo sportivo, non sono ancora adeguatamente supportate di fronte alle sfide fisiologiche e alle variazioni di rendimento che il ciclo mestruale può comportare. La storia di Li Meizhen e le esperienze condivise da altre atlete evidenziano l’importanza di continuare a discutere e affrontare il tema del ciclo mestruale nel contesto sportivo, per garantire che le atlete possano competere senza essere ostacolate da pregiudizi e tabù.

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