Un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha portato a 41 misure cautelari tra carcere e domiciliari
Un’operazione imponente dei Carabinieri ha interessato la Sibaritide nella mattinata del 28 ottobre 2026. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della DDA. Complessivamente, 24 persone sono state raggiunte dalla custodia cautelare in carcere, mentre altre 17 sono finite agli arresti domiciliari. Tra le persone sottoposte ai domiciliari figurerebbe anche un volto molto noto della politica locale, ovvero il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, esponente del centrosinistra.
L intervento e stato condotto dai Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale e del Comando provinciale di Cosenza per eseguire i provvedimenti emessi dal Gip di Catanzaro. Le indagini tratteggiano una vicenda vasta e complessa, che chiama in causa presunti intrecci tra cosche, affari, armi e dinamiche elettorali nella regione Calabria. Nel mirino dellinchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, si registrano attivita investigative mirate a far luce su dinamiche criminali radicate da tempo nel tessuto sociale ed economico della Sibaritide.

Gli investigatori continuano ad analizzare il materiale sequestrato durante le perquisizioni eseguite allalba del ventotto ottobre duemilaventisei per delineare con precisione i contorni di un sistema illecito ramificato e complesso, capace di condizionare la vita democratica attraverso pressioni di stampo mafioso.
Loperazione imponente ha mobilitato un numero elevato di uomini e mezzi per eseguire i provvedimenti restrittivi emessi dal Gip nei confronti delle persone ritenute responsabili a vario titolo dei gravi reati ipotizzati dalla pubblica accusa. Le indagini proseguono senza sosta per delineare con precisione i contorni di un sistema illecito ramificato e complesso, capace di condizionare la vita democratica e amministrativa attraverso pressioni di stampo mafioso. Gli inquirenti continuano ad analizzare il materiale sequestrato durante le perquisizioni eseguite allalba del ventotto ottobre duemilaventisei.
La reazione della societa civile non si e fatta attendere di fronte a una notizia di tale portata, che inevitabilmente scuote profondamente le istituzioni locali e regionali, ponendo al centro del dibattito pubblico il tema scottante della legalita e della trasparenza amministrativa in tutto il territorio calabrese interessato dal blitz dei militari che continuano tutte le indagini senza alcuna sosta per fare piena luce sulla vicenda criminale

Il quadro investigativo ricostruito dagli inquirenti ipotizza attività criminali di diversa natura, inserite in un contesto che evidenzia collegamenti con ambienti di ‘ndrangheta e interessi radicati nel territorio. Le contestazioni formulate a vario titolo nei confronti degli indagati comprendono reati pesanti come associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, rapina, furto, detenzione e porto di armi da fuoco. Nell’elenco delle accuse figurano inoltre ipotesi di intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
In diversi casi le condotte contestate sarebbero aggravate dal metodo mafioso o dalla finalità di agevolare le organizzazioni criminali. Tra i punti più delicati dell’inchiesta spicca la contestazione di un presunto patto elettorale politico-mafioso, un aspetto che riguarda l’eventuale condizionamento della vita democratica attraverso rapporti illeciti tra politica e criminalità.

Il coinvolgimento del primo cittadino di Corigliano-Rossano ha immediatamente creato sgomento e tensione nel territorio, dove Flavio Stasi è una figura pubblica molto conosciuta. L’eco del blitz antimafia ha superato i confini della Calabria, portando al centro del dibattito pubblico un’indagine che arriva a sfiorare le istituzioni locali. Per tutti gli indagati coinvolti nel provvedimento resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuali sentenze definitive. La misura cautelare eseguita non equivale a una condanna e ogni singola posizione sarà esaminata nelle sedi giudiziarie competenti. L’attività investigativa portata avanti dai militari del ROS e del Comando provinciale di Cosenza prosegue per chiarire ruoli, responsabilità e la consistenza dei rapporti contestati, mentre la parola passa ora alla magistratura.




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