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Mi sono sposata per vergogna, non per amore



Ho speso quarantamila euro per il mio matrimonio da favola
e ho detto “sì” davanti a duecento persone,
ma la verità è che volevo scappare dall’altare
e non l’ho fatto solo perché mi vergognavo
di sprecare i soldi dell’anticipo
e di deludere i miei genitori.



Mi chiamo Giulia, ho trentadue anni.
Se guardate l’album delle mie nozze, celebrate un mese fa,
vedete la felicità assoluta.

Io nel mio abito a sirena da tremila euro,
mio marito Claudio elegante come un principe,
la villa del ’700, i fuochi d’artificio.

Tutti mi dicevano:
“Siete la coppia più bella del mondo, si vede che vi amate alla follia.”
Mia madre piangeva di gioia:
“Finalmente ti vedo sistemata.”

Il mio segreto inconfessabile
è che quel “sì” è stata la bugia più costosa della mia vita.

Io e Claudio eravamo finiti sei mesi prima.
Mentre sceglievamo le partecipazioni, litigavamo.
Mentre assaggiavamo la torta, io pensavo
a quanto mi annoiasse stare con lui.

Niente passione.
Niente stima.
Solo due coinquilini che si irritavano a vicenda.

Ma la macchina del matrimonio era già partita.

Avevamo versato le caparre:
5.000 alla villa,
2.000 al fotografo,
1.000 ai fioristi.

I parenti avevano prenotato i voli.
Le mie amiche l’addio al nubilato a Ibiza.

Ogni volta che pensavo di dire:
“Fermate tutto, non lo amo più”,
mi mancava il respiro.

Pensavo a mio padre che aveva staccato l’assegno.
Ai commenti dei parenti.
Allo spreco di soldi.

Mi dicevo:
“Ormai non si può tornare indietro.
Magari è solo stress.
Magari dopo passa.”

Ho barattato la mia vita
per l’imbarazzo di un annullamento.

Il momento peggiore è stato l’ingresso in chiesa.

Mio padre fiero, la marcia nuziale,
tutti in piedi a guardarmi.

Io camminavo verso Claudio
e sentivo solo un istinto animale di fuga.

Volevo scappare.
Prendere un taxi.
Scomparire.

Quando il prete ha chiesto:
“Vuoi tu…”,
nella mia testa urlavo: NO.

Ma la mia bocca ha detto:
“Sì, lo voglio.”

Per loro era l’amore.
Per me era la porta della cella che si chiudeva.

Ora siamo alle Maldive, in viaggio di nozze.
Un paradiso.

Claudio mi dice:
“Siamo fortunati.”
Io sorrido per i selfie.

Ma la notte cerco su Google:
“Tempi e costi per divorzio breve”.

Ho organizzato la festa più bella della mia vita
per celebrare un funerale.

E so già che quando lo lascerò,
tutti diranno:
“Poverini, sembravano così felici quel giorno.”

Nessuno saprà che quel giorno
io ero già una vedova vestita di bianco.

Mi chiamo Giulia, ho trentadue anni.
E ho scoperto che a volte è più facile
promettere “per sempre” mentendo,
che dire la verità per cinque minuti
e affrontarne le conseguenze.



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