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Rubano e scappano, poi lo schianto: famiglia uccisa. “A 150 all’ora, guidavano senza patente”



Un inseguimento durato circa un quarto d’ora e concluso con un impatto frontale. È la sequenza ricostruita dagli investigatori per l’incidente avvenuto nella serata di domenica 1 marzo in via Collatina, a Roma, dove una vettura in fuga dopo un controllo ha invaso la corsia opposta scontrandosi con una Fiat Panda che procedeva in direzione contraria. Nell’urto è morta un’intera famiglia: il padre Giovanni Battisti Ardovini detto Giannetto, la madre Patrizia Capraro e il figlio Alessio, 41 anni, che aveva da poco superato un tumore.



Secondo quanto emerso finora, l’auto che ha causato lo schianto – una Toyota Yaris – viaggiava a una velocità stimata intorno ai 150 chilometri orari. A bordo, stando agli accertamenti, c’erano tre persone indicate come ladri, che non si sarebbero fermate all’alt degli agenti durante un controllo e avrebbero dato il via alla fuga. L’urto è stato ripreso dalla dashcam dell’auto della polizia: le immagini, secondo quanto riferito, documentano sia la fase dell’inseguimento sia la collisione finale.

La ricostruzione degli inquirenti colloca l’origine dell’inseguimento nella zona del Quarticciolo, dove la Toyota non si sarebbe fermata al controllo. La fuga si sarebbe poi protratta lungo il percorso fino all’altezza del civico 661 di via Collatina, punto in cui la vettura avrebbe invaso la corsia opposta e si sarebbe schiantata contro l’utilitaria su cui viaggiavano i tre familiari. Le conseguenze sono state immediate: Giovanni Battisti Ardovini e Patrizia Capraro sono morti sul colpo; Alessio è stato trasportato in ospedale, dove è deceduto poco dopo.

Nelle ore successive all’incidente è stata anche chiarita una circostanza legata agli spostamenti della famiglia. Secondo quanto riportato, i genitori erano andati a prendere il figlio al lavoro e lo accompagnavano abitualmente al turno dopo il periodo di malattia affrontato. Non stavano rientrando da una festa, come era circolato in un primo momento, ma dal McDonald’s del centro commerciale di Roma Est, dove Alessio lavorava.

Sul piano giudiziario, i tre fuggitivi sono stati arrestati. Le accuse contestate, in base a quanto riferito, comprendono omicidio con dolo eventuale, resistenza a pubblico ufficiale e porto di arnesi da scasso. Questi ultimi, secondo gli accertamenti, sarebbero stati rinvenuti nell’auto durante le verifiche effettuate dagli agenti dopo lo schianto. Dopo l’incidente, anche i tre occupanti della Toyota sono stati portati in ospedale per le lesioni riportate, prima degli sviluppi sul fronte giudiziario.

Le indagini proseguono su più aspetti, a partire dalla vettura utilizzata per la fuga. La Toyota, infatti, risulta un’auto a noleggio e la Procura sta approfondendo come sia stato possibile ottenerla, considerato che nessuno dei tre a bordo avrebbe avuto la patente di guida. Gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione sulle procedure con cui l’auto è entrata nella disponibilità dei fuggitivi e sulle eventuali responsabilità lungo la filiera del noleggio.

Un ulteriore elemento su cui si concentrano gli accertamenti riguarda la storia contrattuale del veicolo. In base alle prime verifiche, citate anche dal Corriere della Sera, dall’analisi degli archivi del Pra (Pubblico Registro Automobilistico) l’auto risulterebbe noleggiata da una multinazionale straniera con sede a Roma, ma successivamente ceduta a una società di noleggio più piccola. Si tratterebbe di una procedura ritenuta non ordinaria e che, proprio per questo, è al centro di ulteriori controlli: l’obiettivo è chiarire la catena di passaggi e i controlli effettuati al momento della consegna del veicolo.



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