​​


Chi è il soccorritore finito sotto accusa per 5 morti in ambulanza? “Non ho fatto nulla, erano tutti in condizioni critiche”



Si dice “scosso e incredulo” e respinge ogni contestazione Luca Spada, 27 anni, autista di ambulanza e soccorritore della Croce Rossa finito al centro di un’indagine della Procura di Forlì per la morte di cinque anziani. I decessi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti in circostanze considerate sospette durante cinque diversi trasporti medici secondari, cioè non urgenti, effettuati nell’arco di alcuni mesi.



Il giovane deve rispondere dell’accusa di “omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e commesso col mezzo di sostanze venefiche o altro mezzo insidioso”. L’ipotesi investigativa, attribuita ai pubblici ministeri, è che i pazienti trasportati siano stati uccisi con iniezioni letali o attraverso altri strumenti descritti come “silenziosi”. Spada, dal canto suo, respinge l’impianto accusatorio e sostiene che le morti siano riconducibili alle condizioni cliniche delle persone trasportate e alla loro età.

Intervistato, ha sintetizzato la sua linea difensiva con parole nette: “Non c’entro nulla, è solo sfortuna. Erano persone molto anziane e malate”. Il 27enne contesta anche la lettura che collega la sua presenza ai cinque episodi, sostenendo che si tratterebbe di una coincidenza legata ai turni di servizio e alla tipologia di trasporti assegnati.

L’inchiesta, secondo quanto riferito, avrebbe preso avvio nel novembre scorso dopo la segnalazione di alcuni colleghi. L’elemento che avrebbe insospettito l’ambiente di lavoro sarebbe stato, in particolare, un dato ricorrente: la presenza dell’autista-soccorritore in tutti e cinque i trasporti associati ai decessi. Un’anomalia che avrebbe spinto a un approfondimento e, quindi, all’apertura del fascicolo.

Spada riferisce di aver consegnato materiale e documentazione agli investigatori e di essere in attesa di essere sentito formalmente. In merito al suo rapporto con l’indagine e alla misura adottata sul lavoro, ha dichiarato: “Ho subito collaborato con la procura, ho dato tutti i miei documenti ma non sono stato ancora ascoltato. Pensavo si sarebbe chiarito tutto in fretta perché sono completamente estraneo ai fatti e invece venerdì mi hanno messo in sospensione cautelare dal lavoro. E sono stato travolto”. La sospensione cautelare, dunque, è stata disposta in via amministrativa nell’ambito del contesto lavorativo.

Sul piano professionale, il 27enne ricostruisce un percorso iniziato molto presto. Ha svolto attività di volontariato in Croce Rossa fin da quando aveva 14 anni, partecipando a iniziative sul territorio prima di diventare soccorritore e poi autista di ambulanza. In questa veste, sempre secondo quanto emerso, gli erano stati assegnati i trasferimenti dei cinque anziani poi deceduti, tutti classificati come trasporti secondari tra strutture sanitarie.

Lo stesso indagato insiste sul fatto che le condizioni dei pazienti fossero gravi e che non tutte le morti contestate siano avvenute durante il tragitto. Nella sua ricostruzione, infatti, due persone sarebbero decedute in ambulanza, mentre altre tre in un momento successivo, anche a distanza di giorni dal trasferimento. Lo ha spiegato così: “Due pazienti sono morti in ambulanza e tre successivamente, uno anche a distanza di dieci giorni dal trasporto. E stiamo parlando di malati terminali, tutti i trasferimenti che ho fatto erano da un ospedale all’altro. Nessuno proveniva da una Rsa o dal suo domicilio. Non erano persone sane, erano tutte con più patologie”. Nella medesima dichiarazione, Spada ha aggiunto un dettaglio sulla composizione degli equipaggi e su uno degli episodi contestati: “Ci sono sempre due persone in ambulanza. E in uno degli episodi che mi contestano io ero alla guida”.

Sulla posizione dei familiari dell’ultima vittima è intervenuto il legale che li assiste, riportando una valutazione diversa sul quadro clinico. L’avvocato ha spiegato: “Compatibilmente con la sua età stava bene, si trovava sull’ambulanza non per un’emergenza medica ma solo per essere trasportata in una casa di cura per effettuare una terapia. Non era una malata terminale”. E ha aggiunto: “Noi ci affidiamo alla Procura che sono sicuro farà il migliore lavoro possibile”.



Add comment