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Senigallia, è morto Franco: il malato di tumore rimasto a terra in pronto soccorso. La foto della vergogna



Franco Amoroso, un uomo di 60 anni affetto da una grave malattia oncologica, è morto nella sua abitazione di Senigallia, nelle Marche, dopo aver vissuto un drammatico episodio al pronto soccorso dell’ospedale locale. La sua storia ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Italia, soprattutto dopo che un’immagine di lui sdraiato a terra, su una coperta e con un catetere, è diventata virale sui social media. Questo scatto, che ha rivelato le difficoltà affrontate dai pazienti in attesa di assistenza, ha messo in luce la situazione critica del sistema sanitario.



Circa dieci giorni fa, Franco si era recato al pronto soccorso accompagnato dalla moglie Cecilia. Dopo aver atteso per otto ore senza ricevere una lettiga, il dolore insopportabile lo ha costretto a sdraiarsi sul pavimento, accanto alla sacca del catetere. Nonostante i tentativi della moglie di trovare una barella disponibile, le risposte ricevute erano sempre le stesse: “Non ce ne sono di disponibili”. Questa situazione ha portato a una crescente frustrazione e ha scatenato un dibattito pubblico sulla malasanità.

A seguito della diffusione del caso, l’Azienda Sanitaria Territoriale (Ast) di Ancona ha avviato un’indagine interna per chiarire le responsabilità legate a quanto accaduto. Il direttore generale dell’Ast, Giovanni Stroppa, ha pubblicamente chiesto scusa a Franco e alla sua famiglia, definendo l’atto come un “dovere”. Stroppa ha anche dichiarato che l’audit interno avrebbe dovuto chiarire se ci fossero state violazioni dei protocolli, affermando: “Dobbiamo aspettare il corso dell’audit interno. Se da questo emergessero delle responsabilità, ci saranno delle sanzioni disciplinari, ma resto garantista”.

L’indagine interna si è conclusa poche ore prima della morte di Franco, avvenuta ieri. Secondo le informazioni trapelate, sembrerebbe che il protocollo fosse stato rispettato dal personale medico in servizio all’ospedale. “In questo momento di dolore ogni dichiarazione è fuori luogo”, ha aggiunto Stroppa, specificando che il paziente non era sotto la cura dell’oncologia dell’ospedale, ma era seguito dall’Azienda Ospedaliera Specializzata (Aos) a sua richiesta.

Franco, originario di Treviso, si era trasferito a Senigallia con la moglie Cecilia e da circa due anni combatteva contro un tumore. Dopo il lungo accesso al pronto soccorso, era tornato a casa per ricevere le cure necessarie, ma i dolori erano diventati insopportabili. La moglie ha riferito che, in quei giorni, si era affidato al personale dell’Aos per gestire la sua condizione.

Il caso di Franco ha raggiunto anche il Parlamento, dove la senatrice Sandra Zampa (PD) ha richiesto un’ispezione ministeriale al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia. La situazione ha sollevato interrogativi non solo sulla gestione del pronto soccorso, ma anche sulla capacità del sistema sanitario di affrontare le emergenze e garantire un’assistenza adeguata ai pazienti vulnerabili.

Dopo il clamore mediatico e le polemiche scatenate dalla denuncia della moglie, il silenzio è calato sulla vicenda. Cecilia, profondamente colpita dalla perdita, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni pubbliche e di ritirarsi nel suo dolore. La morte di Franco Amoroso rappresenta non solo una tragedia personale, ma anche un campanello d’allarme per il sistema sanitario italiano, evidenziando la necessità di riforme urgenti per garantire che episodi simili non si ripetano in futuro.



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