Kelly Wilkinson, 27 anni, si era presentata in una stazione di polizia per segnalare il marito per stalking, ma venne rimandata indietro con un invito a “calmarsi”. Quattro giorni dopo, il 20 aprile 2021, la donna è stata uccisa dallo stesso marito, Brian Johnston, che l’ha accoltellata, cosparsa di benzina e data alle fiamme nella loro casa sulla Gold Coast, nello Stato del Queensland, in Australia.
La ricostruzione del mancato intervento del 16 aprile è emersa nel corso dell’inchiesta del medico legale sull’omicidio. Secondo quanto riferito in aula dall’avvocato Rawlings, una delle sorelle di Wilkinson accompagnò la 27enne alla stazione di polizia di Southport: la sorella rimase in auto mentre Kelly scese portando con sé alcuni documenti. Il legale ha riferito che, dopo pochi istanti, Wilkinson tornò verso la macchina dicendo che l’addetto alla reception l’aveva mandata via, con parole del tipo: “Calmati, stai serena, non è nulla di grave”. In seguito, la donna avrebbe contattato altre due persone all’interno del comando ripetendo lo stesso resoconto. La versione è stata riproposta anche dalla sorella Danielle Carroll in un interrogatorio con la polizia dopo la morte della ragazza.
L’episodio del 16 aprile è stato portato all’attenzione dell’udienza – prevista su tre giorni – che ha esaminato le circostanze del delitto del 2021. In base a quanto ricostruito, Johnston aggredì Wilkinson nella casa di Gold Coast: secondo gli accertamenti giudiziari, l’uomo la colpì ripetutamente con un coltello e utilizzò una tanica da 20 litri di benzina per appiccare il fuoco, nelle prime ore del mattino.
Nel corso della settimana, il vice medico legale Stephanie Gallagher ha già ascoltato elementi che indicano almeno due occasioni in cui la polizia avrebbe potuto intervenire nei giorni precedenti la morte di Wilkinson. In particolare, è stato riferito al tribunale che un agente concesse impropriamente la libertà su cauzione a Johnston otto giorni prima dell’omicidio del 20 aprile 2021. Un secondo agente, inoltre, avrebbe registrato in modo non corretto la presenza di Wilkinson a Southport e annotato in un registro interno che la donna stava “usando la polizia” mentre presentava una denuncia, perché si era recata anche in un’altra stazione nello stesso giorno.
Sulla base di questi passaggi, Katherine McGree, rappresentante del Centro per la Prevenzione della Violenza Domestica con sede sulla Gold Coast, ha sostenuto che il 16 aprile potrebbe configurarsi come una “terza occasione mancata”. Il centro, ha spiegato, aveva inoltrato alla polizia una segnalazione di Wilkinson chiedendo un riesame del caso. Il 13 aprile, secondo la testimonianza, un agente rispose via e-mail consigliando alla donna di tornare in stazione qualora fosse in possesso di prove a sostegno della denuncia. Per McGree, l’azione di Wilkinson il 16 aprile andava letta proprio in quella direzione: “Kelly stava, in effetti, seguendo il consiglio ricevuto dalla polizia del Queensland. Si è presentata allo sportello ed è stata respinta”.
Alla luce delle nuove informazioni emerse in aula, Gallagher ha disposto il rinvio dell’inchiesta a data da destinarsi per consentire l’esame delle prove aggiuntive. Nel fascicolo, inoltre, è stato richiamato che Wilkinson aveva contattato la polizia in quattro occasioni prima dell’omicidio, senza contare la visita del 16 aprile a Southport. La donna, è stato riferito, era stata classificata come parte lesa ad alto rischio: una definizione che, secondo quanto riportato, comporta che “si raccomanda un intervento proattivo della polizia in caso di rischio”. Nonostante questa valutazione, non risulta che sia stata attivata una segnalazione a un funzionario di collegamento specializzato in violenza domestica, né che sia stato predisposto un piano di sicurezza.



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