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Si masturba sul pianerottolo e spia le vicine: 56enne denunciato per stalking condominiale



Un uomo di 56 anni residente a Casnate con Bernate (provincia di Como) ha patteggiato una condanna a sei mesi di reclusione in un procedimento nato dalle denunce presentate da alcune vicine di casa, che lo accusavano di comportamenti persecutori e di episodi di autoerotismo nelle parti comuni dello stabile. Dopo l’udienza davanti al tribunale di Como, l’uomo è tornato in libertà. La difesa è stata affidata agli avvocati Anna Viganò e Davide Carughi.



La vicenda risale ai mesi precedenti all’arresto, avvenuto nel settembre 2025. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, le segnalazioni arrivate dalle residenti descrivevano una situazione che, con il passare del tempo, avrebbe assunto i contorni di un vero e proprio stalking all’interno del condominio. Le donne che si sono rivolte agli investigatori sarebbero almeno quattro, tutte residenti nello stesso stabile.

Gli episodi contestati riguardano condotte ripetute nel tempo. In più occasioni, l’uomo sarebbe uscito sul pianerottolo presentandosi con indosso soltanto canottiera e biancheria intima, per poi compiere atti di autoerotismo davanti alle porte degli appartamenti. In altri casi, invece, avrebbe osservato le vicine attraverso i punti di accesso delle porte: non solo dallo spioncino, ma anche avvicinandosi alle serrature per guardare all’interno degli alloggi. Elementi che, secondo le denunce, avrebbero generato un forte stato di allarme e paura tra le residenti, spingendole a chiedere interventi e a documentare quanto stava accadendo.

Le informazioni raccolte dagli inquirenti descrivono un quadro fatto di ripetizioni, appostamenti e tentativi di controllo. Le donne, sentite dagli investigatori, avrebbero fornito resoconti convergenti sul comportamento dell’uomo, ritenuto insistente e invasivo. Nel racconto contenuto negli atti, l’uomo avrebbe messo in atto “atteggiamenti da vero e proprio stalker”, alternando momenti in cui spiava attraverso le porte ad altri in cui si esponeva sul pianerottolo.

Oltre alle testimonianze, un ruolo decisivo nell’accertamento dei fatti sarebbe stato svolto dai sistemi di videosorveglianza installati dalle condomine. Le telecamere, posizionate nelle aree comuni, avrebbero consentito di raccogliere immagini utili per identificare con precisione i comportamenti segnalati e ricostruire la sequenza degli episodi. Si tratterebbe di dispositivi “tipo quelle che si attivavano solo quando qualcuno si avvicinava”, una scelta adottata dalle residenti proprio per ottenere prove documentali dopo le prime segnalazioni.

Dalle verifiche condotte, secondo quanto emerso, sarebbe stato possibile ricostruire nel dettaglio la condotta contestata, fino all’intervento che ha portato al fermo del 56enne. Nel settembre 2025 l’uomo è stato denunciato e quindi arrestato con l’accusa di stalking condominiale. Dopo l’arresto, è stato disposto un primo periodo in carcere, seguito dal trasferimento agli arresti domiciliari.

La decisione più recente è maturata in sede giudiziaria con il patteggiamento. Davanti al tribunale di Como, l’uomo avrebbe concordato una pena di sei mesi di reclusione. A seguito dell’accordo e del provvedimento conseguente, secondo quanto si apprende, è tornato in libertà. La posizione dell’uomo è stata seguita dai legali Anna Viganò e Davide Carughi.

Il caso ha richiamato l’attenzione per la cornice in cui si sarebbe sviluppato: non in luoghi pubblici o in contesti occasionali, ma negli spazi condivisi di un edificio residenziale, con presunte condotte reiterate che avrebbero inciso sulla quotidianità delle persone coinvolte. Le segnalazioni delle residenti e la scelta di dotarsi di telecamere hanno rappresentato, in base a quanto ricostruito, un passaggio cruciale per supportare le denunce con elementi oggettivi, consentendo alle forze dell’ordine di procedere con riscontri puntuali.

L’intera vicenda, dalla fase delle prime segnalazioni all’intervento delle autorità, evidenzia il percorso tipico di molti procedimenti legati a molestie e comportamenti persecutori in contesti di prossimità: l’accumulo di episodi, l’aumento del timore, la formalizzazione della denuncia e, in questo caso, la raccolta di immagini come supporto alle dichiarazioni delle persone offese.



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