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Strage di Crans-Montana, il padre di Manfredi Marcucci: «È in terapia intensiva, ma nessun arresto per i gestori del Constellation?»



A una settimana dalla strage di Crans-Montana, i familiari delle vittime e di coloro che sono ancora in ospedale stanno iniziando a confrontarsi con la dura realtà del futuro che li attende. Umberto Marcucci si sposta tra Roma e Milano, dove suo figlio Manfredi, 16 anni, è ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale Niguarda. Oggi, Umberto sarà presente a Roma per i funerali di Riccardo Minghetti, un amico e coetaneo di Manfredi, che è stato l’ultimo italiano identificato dalle autorità svizzere.



In un’intervista, Umberto ha espresso il suo stato d’animo e le sue preoccupazioni riguardo alle indagini sull’incendio. “Io, ma non solo io, anche alcuni fra gli altri parenti delle vittime, proviamo un sentimento di forte perplessità per le scelte fatte dalla magistratura elvetica,” ha dichiarato. La sua perplessità si concentra in particolare sul fatto che i titolari della discoteca Le Constellation non siano stati arrestati immediatamente dopo l’incidente. “Siamo tutti basiti. Anche perché, sulla base di quello che sta emergendo dalle indagini in maniera fin troppo evidente, ci chiediamo come mai non siano stati ancora presi provvedimenti nei confronti del Comune di Crans, inadempiente sui controlli in quella struttura,” ha aggiunto.

La Procura di Parigi ha avviato indagini a favore dei ragazzi francesi coinvolti, mentre quella di Roma si occupa degli italiani. Umberto ha commentato: “Certo, anche se temo che i nostri giudici, rispetto a quelli francesi, che possono agire anche nei confronti dei titolari della discoteca perché, appunto, sono francesi, abbiano un po’ le mani legate.” Nonostante ciò, spera in un risultato concreto: “L’unica speranza è aggrapparsi alla giustizia. Non parlo di un risarcimento economico, piuttosto alla giustizia vera: vedere in carcere le persone che con il loro comportamento hanno provocato una tragedia enorme.”

Il padre di Manfredi ha sottolineato l’importanza di avere un supporto legale adeguato. “Credo che in questo caso serva un avvocato dello Stato, più che il singolo legale di ognuno, per difendere i nostri ragazzi e le loro famiglie, e tutelare i loro diritti all’estero,” ha affermato.

Riguardo alla sicurezza a Crans-Montana, Umberto ha espresso sorpresa per quanto accaduto. “Abbiamo casa lì da 20 anni, sembrava il Comune migliore del mondo. Trasporti pubblici gratis, zero delinquenza. Puoi lasciare la porta sempre aperta e non succede niente,” ha detto. Tuttavia, ha notato un cambiamento: “Ho l’impressione però che questa tragedia si inserisca in un quadro di ritorni economici di chi vuole valorizzare i terreni nella zona.” Ha quindi espresso preoccupazione per la sicurezza, evidenziando che “per ‘Le Constellation’ è stato usato un altro metro” rispetto ad altre strutture.

Umberto ha anche chiarito di non aver mai percepito Le Constellation come una discoteca. “Certo, mai avuto la percezione che fosse una discoteca, perché a Crans sono altre e frequentate da gente molto più grande,” ha spiegato. Inoltre, ha espresso sorpresa per i precedenti penali di uno dei titolari del locale, affermando di non aver mai sentito voci negative su di lui.

Infine, ha parlato del futuro della sua famiglia a Crans. “C’è uno stato di forte disagio in tutti noi che stiamo lì da tanti anni. Non so se riusciremo a superare tutto questo, è troppo presto,” ha concluso. La situazione rimane difficile per le famiglie colpite dalla tragedia, mentre si aspettano sviluppi dalle indagini e si cerca giustizia per le vittime.

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