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Una nuova mappa per la guida: il Governo ridisegna le regole della strada. Cosa cambia?



Il Governo ridisegna le regole della strada attraverso un decreto legislativo preliminarmente approvato dal Consiglio dei ministri che rivede complessivamente il Codice della strada. Il provvedimento, composto da 294 articoli e voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, passerà ora al Parlamento per il parere non vincolante previsto dall’iter. La data indicata per l’entrata in vigore è il 1° gennaio 2028, subordinata però al completamento dell’iter legislativo.



Il Governo ridisegna le regole della strada: sanzioni, digitalizzazione e veicoli non assicurati

Al centro della riforma ci sono modifiche significative al sistema sanzionatorio e una spinta decisa alla digitalizzazione dei controlli. Viene in parte abbandonata la logica delle fasce per gli eccessi di velocità a favore di un criterio proporzionale: in autostrada è prevista una sanzione di 10 euro per ogni chilometro orario oltre il limite, con esempi espliciti nel testo (superare di 11 km/h = 110 euro; sforamento di 40 km/h = 400 euro). Sulle strade urbane il calcolo partirebbe da 5 euro per ogni chilometro eccedente (su una strada con limite di 50 km/h, viaggiare a 61 km/h costerebbe 55 euro; raggiungere 90 km/h comporterebbe una sanzione di 200 euro).

Per un approfondimento sul contesto, è disponibile anche la voce dedicata a Ursula von der Leyen.

Per alcune cifre simboliche è previsto un arrotondamento al ribasso: le sanzioni minime attuali di 26 e 42 euro diventerebbero 25 e 40 euro, mentre importi pari a 83 e 87 euro verrebbero portati a 80 euro. È inoltre sospeso l’adeguamento biennale automatico delle multe all’inflazione.

La procedura per i veicoli privi di assicurazione è una delle novità più incisive: il testo introduce il divieto di circolazione a tempo indeterminato per i mezzi individuati come non assicurati, attivando la procedura tramite le banche dati della Motorizzazione. Il proprietario riceverà un invito a dimostrare eventuali esenzioni o a regolarizzare la copertura; in caso di mancata risposta nei termini scatterà un divieto digitale di circolazione senza scadenza e, al primo controllo su strada, potrà essere avviata la procedura esecutiva del sequestro. Per le violazioni commesse con un mezzo non assicurato è prevista in generale la duplicazione delle sanzioni e l’aumento dei punti sottratti dalla patente da cinque a sette.

Sul fronte della digitalizzazione, patente e certificato di immatricolazione non dovranno più essere esibiti necessariamente in forma cartacea: le forze di polizia potranno verificarne la validità tramite sistemi telematici. Per le infrazioni accertate a distanza senza contestazione immediata, i Comuni avranno 45 giorni per notificare i verbali (anziché i 90 attuali). Prima di qualsiasi riscossione coattiva dovrà essere inviato un avviso bonario e il testo disciplina la possibilità di annullamento d’ufficio delle multe che presentino errori evidenti.

Micromobilità, pedoni, trasporto professionale, patenti e destinazione delle sanzioni

La riforma interviene anche sulla micromobilità e sui dispositivi individuali: i “cicli a propulsione” — categoria che include alcune biciclette utilizzate dai rider — saranno soggetti all’obbligo di casco e all’applicazione di un contrassegno identificativo. Per i monopattini elettrici è previsto il divieto di circolazione quando il mezzo costituisce ostacolo o pericolo per i pedoni.

Per i motociclisti sono previste obbligazioni sui dispositivi di protezione: in autostrada dovranno essere impiegati dispositivi specifici per schiena e mani e il rispetto di tali obblighi potrà determinare una riduzione della sanzione fino alla metà. Ai motociclisti sarà inoltre consentito utilizzare la corsia di emergenza in caso di incidenti o rallentamenti, purché sia garantito il transito dei mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine.

Per gestire situazioni di traffico intenso il testo introduce l’obbligo per gli automobilisti di lasciare lo spazio necessario al passaggio di motociclette, ciclomotori e veicoli di emergenza, creando una “corsia virtuale” per agevolare lo scorrimento e ridurre i rischi nelle congestioni.

Le norme sui pedoni vengono rese più stringenti: prima di impegnare la carreggiata sarà richiesto di fermarsi e accertarsi che i conducenti li abbiano visti e si fermino per dare loro la precedenza. Sono vietati attraversamenti nelle rotatorie e, fuori dai centri abitati, in prossimità di curve o dossi e in condizioni di visibilità ridotta; è vietato attraversare di corsa o senza fermarsi quando si accede alla carreggiata passando tra veicoli parcheggiati o altri ostacoli alla visuale. Viene imposto l’uso degli attraversamenti pedonali sulle strade separate da barriere e il divieto di attraversamento dove non è consentita la circolazione pedonale.

Particolare attenzione è riservata alle persone con disabilità: il decreto obbliga tutti i Comuni ad aderire alla piattaforma Cude (Contrassegno Unificato Disabili Europeo). Le amministrazioni che non aderiranno non potranno impiegare dispositivi automatici per accertare le violazioni relative alla sosta riservata e agli accessi nelle zone a traffico limitato.

Per i veicoli immatricolati all’estero, in presenza di difficoltà oggettive nell’identificazione del responsabile o nella notifica, l’infrazione potrà essere contestata in occasione di un successivo controllo in Italia entro cinque anni; la notifica potrà essere rivolta al conducente anche se diverso dal proprietario al momento della violazione o a altro obbligato in solido.

Nel settore dell’autotrasporto la riforma sposta parte della responsabilità: il rispetto dei tempi di guida e di riposo non ricadrà soltanto sull’autista ma coinvolgerà più direttamente le imprese e l’organizzazione del lavoro, con il conducente definito nella relazione come “anello debole della catena”.

Sul fronte delle patenti, il rinnovo ordinario decennale delle patenti del gruppo 1 (tra cui la B) sarà previsto fino a 65 anni anziché fino a 50; per i conducenti professionali impiegati nel trasporto di merci e persone il limite anagrafico passa da 68 a 70 anni.

Infine, il testo prevede una razionalizzazione dell’impiego delle risorse ricavate dalle sanzioni: viene superata la separazione tra proventi derivanti da multe per eccesso di velocità e quelli relativi ad altre infrazioni, con l’obiettivo di destinare i fondi ad attività di controllo, interventi sulle infrastrutture e iniziative per la sicurezza stradale.

Resta ora da seguire il percorso parlamentare, che potrà introdurre modifiche prima dell’eventuale entrata in vigore indicata nel decreto. Il provvedimento incide su numerosi aspetti pratici della circolazione, dalla sanzionabilità alle modalità di controllo, fino a obblighi per amministrazioni comunali e imprese di trasporto.

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