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Vittorio Feltri sul delitto di Garlasco: “La giustizia è schizofrenica”



Sul delitto di Garlasco, Vittorio Feltri torna a parlare e lo fa con parole fortissime. Il direttore editoriale de Il Giornale dice di non avere dubbi: per lui Alberto Stasi è innocente, ma anche Andrea Sempio non c’entra nulla. In pratica, secondo Feltri, la vicenda sarebbe il simbolo di una giustizia che ha sbagliato tutto, tanto da definirla apertamente “schizofrenica”. Una presa di posizione netta, destinata inevitabilmente a riaccendere il dibattito su uno dei casi più discussi della cronaca italiana.



Per capire il senso delle sue parole, bisogna ricordare che il caso Garlasco ruota intorno all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007. Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, è stato assolto nei primi due gradi di giudizio, ma poi condannato in via definitiva. Negli ultimi tempi, però, il nome di Andrea Sempio è tornato al centro dell’attenzione investigativa, e questo ha riaperto polemiche, dubbi e discussioni. Proprio qui si inserisce l’intervento di Feltri, che non solo ribadisce la sua convinzione sull’innocenza di Stasi, ma sostiene anche che Sempio rischi di finire travolto dalla stessa “macchina del fango”.

Nel testo, Feltri spiega di essersi convinto dell’innocenza di Stasi fin dal primo giorno. Dice di averlo conosciuto bene, di frequentarlo anche fuori dalle vicende giudiziarie e di non aver mai visto in lui “lo sguardo di un assassino”. È una valutazione molto personale, certo, ma che mostra quanto il giornalista abbia maturato una posizione ormai granitica. E non si ferma qui: secondo lui il vero scandalo è che una persona assolta due volte sia stata poi condannata, segno di un sistema che, a suo dire, non funziona in modo lineare.

La mia impressione è che l’intervento di Feltri abbia un peso soprattutto perché arriva in una fase in cui il caso è tornato ad agitarsi. Le sue parole non cambiano le sentenze né sostituiscono le prove, ma hanno la forza di influenzare il dibattito pubblico, anche perché toccano un tema che colpisce sempre: la fiducia nella giustizia. Quando un caso resta aperto nell’immaginario collettivo per quasi vent’anni, ogni nuova opinione forte riesce subito a riaccendere tutto.

Il dettaglio più curioso è forse quello finale: Feltri racconta di conoscere Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano, e di aver parlato con lei del caso durante una cena al ristorante, dicendole la sua versione dei fatti. Una confidenza che aggiunge un elemento quasi inedito al racconto e che rende ancora più evidente quanto il delitto di Garlasco, dopo 19 anni, continui a muoversi non solo nelle aule giudiziarie ma anche nei salotti, nei giornali e nell’opinione pubblica.

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