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Uccisa da un’orca durante uno show: la storia di Jessica Radcliffe e i video che stanno facendo il giro del web



La notizia di Jessica Radcliffe, presentata come addestratrice di orche uccisa durante uno spettacolo in un parco acquatico statunitense, si è diffusa rapidamente su piattaforme come TikTok e Facebook. Foto e video apparentemente autentici mostrano la donna mentre viene afferrata e trascinata sott’acqua dall’animale, con l’acqua che si colora di rosso. Tuttavia, un’analisi più attenta rivela che queste immagini non sono reali: si tratta di contenuti generati con intelligenza artificiale.



Il racconto segue uno schema tipico delle bufale virali: un nome credibile, un contesto noto come quello dei parchi SeaWorld e immagini che sembrano riprese dal vivo. Alcuni profili social italiani hanno contribuito alla diffusione, aggiungendo particolari inventati e citando strutture realmente esistenti. La combinazione di elementi verosimili e materiale visivo ha ingannato molti utenti, specialmente chi ha meno familiarità con i meccanismi di manipolazione online.

Un controllo incrociato con fonti giornalistiche autorevoli mostra l’assenza di qualsiasi conferma dell’evento. Un incidente mortale di tale gravità, avvenuto davanti a un pubblico munito di smartphone, avrebbe trovato ampio spazio nei media internazionali. Invece, nessun comunicato ufficiale è stato diffuso dall’azienda che gestisce SeaWorld, nota per informare la stampa persino in caso di decessi di animali nei parchi. Lo stesso silenzio si registra tra le associazioni animaliste, che in altre occasioni hanno sempre reagito pubblicamente a episodi simili.

L’osservazione diretta dei video rivela diverse incongruenze comuni ai prodotti generati dall’IA: movimenti innaturali, dettagli anatomici incoerenti come pinne che assumono forma di mani, volti sfocati e una scarsa fluidità generale. Anche le fotografie presentano difetti di questo tipo, sebbene in modo meno evidente.

Le orche, pur essendo predatori potenti, non attaccano gli esseri umani in natura. Le uniche aggressioni mortali documentate sono avvenute in cattività, in contesti di forte stress e costrizione. Ad oggi, i casi certi sono quattro, legati a due individui in particolare.

Tre di questi episodi sono riconducibili alla stessa orca, Tilikum, catturata in Islanda e vissuta in vari parchi fino alla morte nel 2012. Nel 1991, Keltie Lee Byrne, studentessa canadese di 20 anni, cadde accidentalmente nella vasca di Sealand Pacific e perse la vita. Nel 1999, Daniel P. Dukes, 27enne senza fissa dimora, fu trovato morto nella vasca di Tilikum a SeaWorld, con segni compatibili con morsi e mutilazioni. Il caso più noto avvenne nel 2010, quando l’orca uccise la sua addestratrice, Dawn Brancheau, durante una routine post-spettacolo a SeaWorld Orlando.

Il quarto episodio riguarda Keto, orca ospitata al Loro Parque di Tenerife. Nel dicembre 2009, l’animale attaccò e uccise il suo addestratore, Alexis Martínez, durante una sessione di allenamento. L’autopsia stabilì come causa del decesso un edema polmonare acuto dovuto allo schiacciamento del torace, lesioni compatibili con l’attacco di un’orca.

Questi eventi reali, pur rari, hanno probabilmente ispirato la costruzione della storia falsa su Jessica Radcliffe, resa più credibile dall’uso di nomi e scenari plausibili. La vicenda dimostra quanto sia semplice diffondere contenuti ingannevoli online e quanto sia importante verificare le fonti prima di condividere notizie, soprattutto quando includono immagini drammatiche che sembrano riprese dal vivo.



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