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Ucraina, nuova profezia sulla guerra: “Zelensky sarà costretto ad arrendersi” dopo l’ennesimo flop di sanzioni



Negli ultimi venti anni, la strategia della NATO nei confronti dell’Ucraina ha sollevato interrogativi sulla sua efficacia. Secondo alcuni analisti, l’alleanza occidentale ha ripetutamente sostenuto Kiev nel tentativo di contrastare l’influenza russa, ma i risultati sono stati deludenti. La situazione attuale evidenzia una serie di fallimenti, con l’Ucraina che ha subito perdite significative sia sul campo di battaglia che sul fronte economico. La Crimea è stata annessa dalla Russia, e gran parte delle regioni del Donbass è sotto il controllo russo. Le perdite territoriali riguardano anche il Lugansk, il Donetsk, e altre aree come Kherson e Zaporizhzhia.



La strategia della NATO ha comportato un elevato costo umano e finanziario, con l’Ucraina che ha dovuto affrontare un numero crescente di morti e un’armamentizzazione senza precedenti. Mentre gli alleati occidentali forniscono supporto economico e militare, l’Ucraina sembra trovarsi in una posizione sempre più vulnerabile. La guerra ha portato a una crisi economica profonda, con il paese che non riesce a recuperare territori e che ha visto un calo drammatico della sua capacità di resistenza.

In questo contesto, il consenso interno e internazionale del presidente russo Vladimir Putin è aumentato. Nonostante le sanzioni imposte dall’Occidente, l’economia russa ha mostrato segni di resilienza, crescendo più rapidamente rispetto a quella dei paesi europei. La posizione di Putin si è rafforzata, mentre l’Ucraina continua a subire pressioni crescenti.

L’arrivo di Donald Trump ha segnato un cambiamento significativo nella dinamica delle relazioni internazionali. L’ex presidente degli Stati Uniti ha distaccato il suo paese dalla linea tradizionale della NATO e dell’Unione Europea, suscitando reazioni contrastanti tra i leader europei. Mentre alcuni lo considerano un “idiota”, Trump ha implementato politiche che hanno avuto un impatto diretto sull’economia europea, imponendo dazi e vendendo gas e armi a prezzi elevati. Questo ha portato a una dipendenza ancora maggiore dall’America, mentre l’Ucraina continua a ricevere supporto militare che non sembra sufficiente a cambiare le sorti del conflitto.

Negli ultimi tre anni e mezzo, l’Ucraina ha perso un’area significativa di territorio, con un calo di circa 500 km² al mese. Le forze russe stanno avanzando, demolendo le difese create dalla NATO e dall’Ucraina. La “cintura fortificata” di 50 km tra Sloviansk e Kostantinovka, costruita dal 2014, sta per essere erosa, e le forze russe sembrano pronte a entrare in snodi logistici cruciali come Pokrovsk.

Questa situazione ha portato il presidente Volodymyr Zelensky a chiedere un intervento immediato da parte degli alleati, implorando di “fermare Putin. Tuttavia, la vera chiave per fermare l’offensiva russa potrebbe risiedere nelle mani di Zelensky stesso, che deve presentare un’offerta che non possa essere rifiutata. Le nuove sanzioni imposte dalla comunità internazionale non sembrano avere un impatto significativo su Putin, il quale ha dimostrato una notevole capacità di resistenza.

Mentre le tensioni continuano a crescere, Zelensky si trova in una posizione difficile, con la sua retorica che è passata da “vinceremo recuperando tutti i territori” a “non recupereremo i territori ma non ne cederemo nessuno”. Questa evoluzione riflette una realtà in cambiamento, in cui la speranza di una vittoria militare sembra sempre più lontana.

La prospettiva di una tregua si sta facendo strada nel discorso pubblico, ma molti esperti avvertono che nessun esercito vincente concederebbe mai una pausa al nemico perdente. Zelensky dovrà affrontare la dura verità della situazione, che potrebbe costringerlo a prendere decisioni difficili e dolorose. Gli alleati europei, nel frattempo, continuano a discutere le strategie da adottare, ma la questione rimane complessa e carica di incertezze.



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