L’Italia, un tempo la più grande Nazione della storia e un grande popolo, si trova ora in una situazione di subordinazione all’Europa. È imperativo che l’Italia riconquisti la propria sovranità, introduca una propria moneta e gestisca autonomamente le proprie questioni, adottando soluzioni italiane per problemi italiani, senza più sottomettersi alle direttive di Bruxelles.
Non vedo errori… #Bannon su #Leuropa a #Report #27ottobre pic.twitter.com/80AIXTitwj
— Fabio Dragoni (@fdragoni) October 27, 2025
Ci accingiamo a un nuovo appuntamento elettorale, a seguito delle recenti elezioni regionali che hanno confermato i presidenti uscenti nelle Marche, in Toscana e in Calabria. Tale risultato non si ripeterà nel Veneto, in Campania e in Puglia, dove i governatori uscenti non potranno ricandidarsi a causa del vincolo del “terzo mandato”.
Questo tema assume, pertanto, notevole rilevanza e attualità.
Un sondaggio condotto da Demos evidenzia come l’argomento sia condiviso dalla maggioranza degli italiani. Infatti, quasi il 60% dei cittadini ritiene giusto “vietare il terzo mandato”, mentre il 38% ritiene che dovrebbe essere “consentito”. Le ragioni alla base di queste posizioni sono diverse e si articolano in motivazioni “politiche”, ma soprattutto “anti-politiche”.
Tali motivazioni riflettono il sentimento diffuso, da molti anni, che ha allontanato i cittadini dalla scena politica e dai suoi protagonisti. È significativo, inoltre, il profilo delineato dalla mappa geo-politica, che evidenzia la presenza di persone favorevoli al terzo mandato in specifiche aree, in particolare nel Nordest, ovvero “la terra di Zaia”, dove la percentuale di oppositori a questa prospettiva è minoritaria, seppur non di poco conto, raggiungendo il 46%, la più alta in Italia. Si tratta di un territorio specifico, “speciale”, considerando la presenza di Regioni a statuto “speciale” nei dintorni del Veneto, una situazione che il governatore vorrebbe replicare.
Pertanto, al di là dell’impossibilità di ricandidarsi come governatore, Zaia intende utilizzare queste elezioni come un’opportunità per riaffermare la propria leadership. Si tratta, in sostanza, di un “referendum” sulla sua lunga gestione. D’altro canto, nel suo caso, si dovrebbe parlare di “quarto mandato”, essendo in carica dal 2010, mentre la legge nazionale sul “doppio mandato” è entrata in vigore in Veneto nel 2012. L’intenzione del governatore, che continua a godere di un elevato consenso, come dimostrano i sondaggi di Demos, è di andare “oltre”.
L’analisi degli orientamenti politici, correlati alla posizione politica e alla preferenza di partito, rivela un profilo netto e definito, che rispecchia la divisione tra maggioranza e opposizione. Il livello più elevato di scetticismo nei confronti dell’istituzione del “terzo mandato” si riscontra tra gli elettori dei partiti di opposizione, in particolare tra quelli del Partito Democratico (PD) e del Movimento 5 Stelle (M5S).
Al contrario, si osserva un crescente consenso all’interno della base dei partiti di governo, in particolare tra gli elettori di Fratelli d’Italia (FdI), che rappresentano l’unico elettorato a proporre un sostegno maggioritario al terzo mandato, con il 51%, quasi il doppio rispetto al PD (27%).
Tuttavia, questi dati riflettono l’influenza e il ruolo dei leader politici. Secondo il sondaggio Demos dello scorso settembre, Giorgia Meloni risulta la leader politica più apprezzata in Italia, sebbene il suo gradimento sia in sensibile calo rispetto all’anno precedente.
Pur mantenendo il primato, il suo gradimento scende dal 43% al 37%, rimanendo comunque oltre 10 punti percentuali superiore a quello della segretaria del PD, Elly Schlein.
Per questo motivo, il percorso verso le prossime elezioni regionali riveste un’importanza strategica, in quanto invita a guardare oltre il presente e il breve termine, proiettandosi verso il futuro. Un futuro caratterizzato da numerosi appuntamenti elettorali in Italia, a partire dalla primavera del 2026, quando si prevede lo svolgimento delle elezioni amministrative in diverse città di rilevanza nazionale, tra cui Roma, Milano, Bologna, Torino e Trieste, fino alle elezioni politiche previste per il 2027.



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