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Fabio Capello contro la sinistra: al Corriere della Sera rivela il motivo per cui non l’ha mai votata



Fabio Capello torna a far parlare di sé, e questa volta non per il calcio ma per la politica. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’ex allenatore di Milan, Roma, Juventus e Real Madrid ha raccontato non solo episodi della sua carriera, ma anche la sua evoluzione politica. Capello ha spiegato di essere passato negli anni dal Partito Repubblicano a Silvio Berlusconi, poi alla Lega, fino ad arrivare oggi a Fratelli d’Italia, dicendo chiaramente: “Voto Meloni”.



La parte più interessante è il motivo con cui collega questa scelta. Capello ha parlato del forte ricordo delle Foibe e delle sue radici familiari vicine al confine orientale, elementi che, a suo dire, hanno inciso profondamente sul suo modo di vedere la politica. In pratica, non si tratta solo di simpatia per un leader o per un partito, ma di una posizione che lui lega anche alla storia della sua famiglia e alla memoria di vicende dolorose del Novecento.

Per chi magari non segue da vicino la politica italiana, il contesto è questo: quando un personaggio molto noto come Capello prende posizione in modo così esplicito, le sue parole fanno inevitabilmente rumore. Non solo perché è un volto celebre, ma perché appartiene a quella categoria di personaggi pubblici che di solito vengono ricordati per i successi sportivi più che per le dichiarazioni politiche. E proprio per questo ogni sua frase viene letta, commentata e spesso trasformata in dibattito pubblico.

Nell’intervista, Capello ha poi speso parole molto forti anche per Silvio Berlusconi, definendolo un uomo “eccezionale” e un sognatore capace di realizzare ciò che all’inizio sembrava impossibile. Ha ricordato il primo incontro con la squadra del Milan, quando Berlusconi disse di voler costruire la squadra più forte del mondo: un progetto che allora sembrava folle, ma che poi è davvero diventato realtà.

Non sono mancati neppure i ricordi più leggeri e curiosi sul calcio, come quelli su Antonio Cassano e Mario Balotelli, definiti da Capello due grandi talenti che si sono persi per strada. E proprio su Cassano ha raccontato un aneddoto simpatico: quando l’ex fantasista lo ha richiamato, gli ha detto che i figli si erano stupiti nel sentirlo dare del “lei” al mister.

A mio parere, questa intervista mostra un lato meno conosciuto di Capello: non solo tecnico severo e vincente, ma uomo con idee precise, memoria storica e una forte identità personale. Che si condividano o meno le sue posizioni, il punto è che ha parlato senza filtri, e oggi questo basta per far esplodere il dibattito.

Il dettaglio forse più curioso è proprio il contrasto tra i toni seri della parte politica e quelli quasi affettuosi dei ricordi calcistici: da un lato le Foibe e le scelte di voto, dall’altro Cassano, Balotelli e i retroscena da spogliatoio. Ed è forse questo mix a rendere l’intervista così chiacchierata.

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