È morto a 77 anni Alberto Sassi, ex attaccante originario di Correggio, ricordato da tutti con un soprannome che dice già molto di lui: “Bomba”. Un nome guadagnato grazie a un dato impressionante, soprattutto per chi ha vissuto il calcio tra professionisti e dilettanti: oltre 300 gol in carriera.
La notizia ha colpito in modo particolare la sua Correggio, dove Sassi era molto conosciuto e stimato. Nel corso della sua carriera aveva indossato diverse maglie importanti, tra cui quelle del Correggio, del Modena in Serie B e della Torres Sassari. Era un attaccante con grande istinto sotto porta, uno di quelli che magari non diventano un simbolo nazionale, ma restano indimenticabili per chi ha condiviso con loro stadi, domeniche e ricordi di provincia.
Per capire bene il contesto, bisogna ricordare che il cosiddetto “calcio minore” in Italia ha sempre avuto un peso enorme nella cultura sportiva del Paese. Non parliamo solo di categorie inferiori, ma di un mondo fatto di passione autentica, campi difficili, tifoserie fedeli e giocatori che spesso diventano vere leggende locali. Alberto Sassi apparteneva proprio a questa dimensione: meno visibilità rispetto ai grandi campioni della Serie A, ma un impatto fortissimo nelle comunità e nelle piazze dove ha giocato.
La sua scomparsa lascia nel dolore la moglie Anna, i figli Francesca e Federico, i nipoti e tutti i familiari. La camera ardente è stata allestita al cimitero di Correggio, mentre i funerali si terranno domani mattina alle 10 presso il cimitero urbano del paese. La famiglia ha anche ringraziato la dottoressa Federica Fantuzzi per l’assistenza ricevuta e ha indicato la Croce Verde di Reggio Emilia come possibile destinataria di eventuali offerte.
A mio parere, storie come quella di Alberto Sassi ricordano una cosa importante: il valore di un calciatore non si misura solo con i trofei più famosi o con la notorietà televisiva. Esistono giocatori che diventano simboli di un territorio, di un’epoca e di un modo più genuino di vivere il calcio. E spesso sono proprio loro a lasciare il ricordo più autentico.
Un dettaglio interessante è proprio il soprannome “Bomba”, che nel calcio non viene dato per caso. È il tipo di nome che nasce dal campo, dalle reti segnate, dall’impatto che un attaccante ha sulle partite e sulla memoria dei tifosi. E oltre 300 gol spiegano perfettamente perché quel nome gli sia rimasto addosso per tutta la vita.
Insomma, con Alberto Sassi se ne va una leggenda del calcio di provincia, di quello vero, vissuto con il cuore. E per chi ama questo sport, anche lontano dalle prime pagine, è una perdita che pesa tantissimo.



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