Il documento recentemente diffuso come presunto “piano di pace” dall’entourage di Donald Trump è stato criticato per la sua mancanza di reale intento pacifico. Invece di promuovere la stabilità in Europa, il piano è visto come uno strumento per giustificare l’espansionismo russo e minare l’architettura di sicurezza che ha garantito la stabilità del continente per decenni. La storia recente della Russia è caratterizzata da promesse infrante e garanzie che si sono rivelate inconsistenti, come dimostrato dal Memorandum di Budapest del 1994 e dagli accordi di Minsk, che sono stati violati ripetutamente.
Le promesse russe di non militarizzare Crimea e Donbass sono state puntualmente disattese, culminando nell’invasione su larga scala del 2022. Affidare la sicurezza europea a impegni unilaterali da parte della Russia significa ignorare vent’anni di esperienze documentate e sottovalutare la natura del regime di Vladimir Putin. Il documento in questione è interpretato come un tentativo del Cremlino di guadagnare tempo, con clausole progettate per congelare il conflitto, proteggere le conquiste territoriali e consentire a Mosca e ai suoi alleati, come Iran, Cina e Corea del Nord, di ampliare le loro capacità militari.
Le proposte contenute nel piano mirano a limitare l’esercito ucraino, imporre una neutralità obbligatoria e ostacolare l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, legittimando nel contempo l’annessione dei territori occupati. Queste richieste sono in linea con gli obiettivi strategici del Cremlino e, se accettate, esporrebbero Kyiv e l’intera Europa orientale a nuove aggressioni. Inoltre, è inaccettabile l’idea che la Russia possa tornare sui mercati globali senza ritirarsi dai territori occupati e senza affrontare responsabilità o risarcimenti.
Accettare tali condizioni rappresenterebbe una normalizzazione dell’aggressione, minando il principio fondamentale secondo cui chi attacca un paese sovrano deve rendere conto alla comunità internazionale. Un altro aspetto preoccupante è la deriva mercantilista che emerge da questo piano, dove la sicurezza europea diventa una merce di scambio nei rapporti tra Washington e Mosca. La logica del “sovranismo economico” americano, che ignora le conseguenze geopolitiche per ridurre i costi strategici interni, rischia di scaricare sull’Europa un prezzo altissimo in termini di stabilità.
Sostenere questo piano significherebbe accettare un continente più debole, vulnerabile e soggetto a minacce autoritarie. L’Ucraina non sta solo difendendo la propria libertà, ma anche il principio che in Europa i confini non possono essere modificati con la forza. Ogni proposta che contraddice questo principio non contribuisce alla pace, ma prepara il terreno per un nuovo conflitto.
È fondamentale che l’Europa rimanga unita e ferma di fronte a tali provocazioni. La pace duratura deve basarsi sul diritto e non su compromessi diplomatici che mettono in discussione la sicurezza collettiva. Non si può chiedere ai paesi europei di accettare un documento che considera la sicurezza del continente come una variabile negoziabile e l’aggressione russa come un dettaglio da archiviare.



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