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Ines, 88 anni, piange durante l’esproprio: «Mi portano via la casa per la Tav». La denuncia dei No Tav



Ines Riosecht, 88 anni, ha dovuto abbandonare la casa dove ha vissuto per oltre sessant’anni, a San Giuliano di Susa. L’abitazione sarà demolita per far spazio ai lavori del progetto Tav Torino-Lione. Il suo addio tra lacrime e ricordi ha commosso l’intera Val di Susa.



«Questa è la casa che mio marito ha ereditato dai miei suoceri. L’avevano comprata nel 1951. Qui ho cresciuto i miei tre figli. È la mia vita. E ora non l’ho più». Le parole di Ines Riosecht in Zuccotti, 88 anni, riassumono la sofferenza di un’intera esistenza legata a un luogo che non le appartiene più. La sua abitazione, situata alle porte della frazione di San Giuliano di Susa, è una delle prime coinvolte negli espropri disposti per la costruzione della nuova stazione internazionale prevista nell’ambito del progetto Tav Torino-Lione.

L’esproprio è avvenuto nei giorni scorsi. Gli operatori di Telt, accompagnati dalle ditte incaricate, dai carabinieri e dalla Digos, hanno formalmente preso possesso dell’immobile. Per Ines, costretta a uscire insieme ai figli, è stato un momento straziante: dopo aver chiuso la porta di casa, ha appoggiato la mano al muro per un ultimo saluto, lasciando che le lacrime scorressero davanti a chi da anni la conosce come una delle voci più tenaci del movimento No Tav.

Una vita tra sacrifici e ricordi

Classe 1937, Ines ha vissuto in quella casa per oltre sei decenni. «Nel 1951 c’era solo questa casa in mezzo ai campi – racconta –. I miei suoceri l’avevano comprata con tanti sacrifici. Mio marito cominciò a lavorare a 17 anni, e ogni risparmio lo abbiamo sempre investito qui». L’abitazione, ampliata negli anni per accogliere la famiglia, era diventata il simbolo della loro vita semplice e laboriosa. «Ho lavorato alla Magnadyne e poi un po’ al San Giacomo, ma quando i miei suoceri sono invecchiati, ho lasciato tutto per occuparmi dei miei figli. Speravo di non dover mai vedere questo momento».

Nel linguaggio tecnico dei piani di progetto, la casa di Ines era diventata semplicemente “Sus_009Q”, un piccolo rettangolo rosso sulla planimetria della nuova linea ferroviaria. Una sigla impersonale, dietro la quale si nascondeva una storia fatta di memorie familiari, fotografie e sacrifici quotidiani.

Le prime demolizioni e la rabbia dei residenti

Le demolizioni a San Giuliano di Susa rappresentano l’inizio della trasformazione dell’area. Gli immobili espropriati saranno abbattuti per far posto alla stazione internazionale della linea ad alta velocità. Secondo Telt, tutte le procedure sarebbero state eseguite nel rispetto della legge, garantendo agli abitanti indennizzi “adeguati” per cercare nuove sistemazioni. Ma tra gli oppositori l’amarezza resta profonda.

Il cantiere di San Giuliano si inserisce in un quadro più ampio di lavori che interessano la Val di Susa, da Chiomonte a San Didero e Salbertrand, dove si accumulano i materiali di scavo. A Chiomonte è terminato lo svincolo dell’autostrada A32 e sono iniziati i lavori per accogliere la prima talpa italiana che scaverà i tunnel di base. L’arrivo della macchina, costruita in Germania, è previsto per l’inizio del 2026. Al 31 ottobre, l’avanzamento complessivo delle gallerie tra Italia e Francia era pari a 45,3 chilometri, ovvero il 27,7% del totale.

Il dolore e la protesta

Il video di Ines in lacrime, accompagnata dai figli mentre lascia la sua casa, ha fatto il giro del web ed è stato rilanciato dai canali No Tav, diventando il simbolo di una battaglia che dura da oltre trent’anni. «La signora Ines Riosecht, residente a San Giuliano dal 1959, non è riuscita a trattenere le lacrime salutando per sempre il luogo in cui ha trascorso 55 anni della sua vita», scrivono gli attivisti. «In pochi istanti sono stati spezzati legami costruiti nel tempo, mentre funzionari e forze dell’ordine presidiavano ogni gesto, trasformando il dolore in una pratica da sbrigare».

Gli oppositori dell’opera accusano le istituzioni di aver sacrificato la comunità locale in nome di un progetto ritenuto invasivo. «Una città dovrebbe tutelare chi vi abita e invece si è allineata alle esigenze di Telt. Oggi hanno tentato di chiudere una storia, ma a San Giuliano la storia non è finita», affermano.

Una storia che divide

Il caso di Ines ha riacceso il dibattito su uno dei progetti infrastrutturali più contestati d’Italia. Da un lato chi vede nella Tav un’opera strategica per i collegamenti europei, dall’altro chi la considera un colossale spreco di risorse e una minaccia per l’ambiente e le comunità della valle.

Nel mezzo, la vita di una donna di 88 anni, che ha visto scomparire davanti ai propri occhi la casa costruita con le mani della sua famiglia. «Mi portano via la casa per costruire la Tav», ha detto Ines, con la voce spezzata. Le sue parole, semplici e disarmanti, racchiudono tutto il peso di una storia che va oltre la cronaca: quella di una generazione che ha lavorato per costruire un futuro e oggi si vede strappare il proprio passato.



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