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Famiglia nel bosco, il padre Nathan «sta male dalla rabbia e sceglie il silenzio». I vicini: «I giudici non sanno come si vive qui»



In Abruzzo, il clima è teso e il silenzio pesante nella contrada Mondola, dove risiede Nathan insieme alla sua famiglia. Gli eventi recenti che hanno coinvolto lui e la moglie Catherine hanno attirato l’attenzione dei media e sollevato domande tra gli abitanti locali. Osvaldo, un abruzzese di lungo corso, esprime la sua frustrazione: “Quanti terremoti potenti ci sono stati qui in Abruzzo? Almeno due, no? Mi dite come mai quel casolare non è mai crollato se è fatiscente, se non è stabile come dicono?”. La sua rabbia si rivolge anche ai giornalisti, che considera intrusivi in un momento delicato per la comunità.



La commozione di Osvaldo è palpabile quando parla della famiglia di Nathan: “Se penso a quei bambini portati via così mi viene da piangere. Perché io a quella famiglia voglio bene. A ogni Natale Catherine mi portava la torta di cioccolata che preparava. Lui mi dava una mano se serviva. I loro figli? Per me sono come i miei nipoti. Sempre sorridenti, felici. Prima qui c’era allegria, ora solo tristezza”. Osvaldo critica anche i social media, accusandoli di diffondere false notizie e chiede che la famiglia venga lasciata in pace.

Il freddo pungente avvolge il casolare in pietra che si affaccia sulla strada per Palmoli. Qui, il silenzio è interrotto solo dalla presenza di telecamere e giornalisti in attesa di Nathan, che si è rifugiato da amici a Chieti. Gli animali della famiglia, Gallipoli l’asinello e Lee il cavallo, sembrano percepire la tensione, vagando nervosamente nel bosco. Secondo un amico, Nathan non sta bene: “Domenica notte si è sentito male, sarà la rabbia per gli ultimi avvenimenti”.

In Chieti, la famiglia che vive nel bosco teme la decisione del tribunale riguardo ai bambini. “Sono felici e amati. Perché volete portarci via i bimbi?”, si chiedono, esprimendo la loro preoccupazione per il futuro incerto dei piccoli.

Dopo un periodo di silenzio, Nathan ha deciso di non rilasciare ulteriori dichiarazioni. Sembra che ci sia stata una riunione tra le comunità neo rurali della zona, che condividono la filosofia di vita della famiglia anglo-australiana. Questa comunità ha deciso di mantenere un basso profilo mediatico: “Il clamore degli ultimi giorni potrebbe danneggiare la famiglia anziché aiutarla”.

A Palmoli, che conta circa 850 abitanti a 700 metri di altitudine, la situazione continua a essere oggetto di discussione. Alcuni residenti sono stanchi delle domande dei giornalisti e protestano per l’invasione della privacy. Tuttavia, Ermelinda, la fruttivendola del paese, racconta della famiglia: “Non parlava bene l’italiano e non si vedeva tanto spesso in paese. Catherine non dava tanta confidenza. Entrava in negozio e prendeva pane, frutta. I bimbi belli ed educati. Dispiace li abbiano allontanati dai genitori. Però — dice storcendo la bocca a mo’ di critica — avrebbero dovuto accettare l’aiuto che gli aveva offerto il Comune. Potevano avere una casa qui, in paese. E poi nel weekend tornarsene nel bosco. Così invece hanno perso tutto”.

In risposta a queste affermazioni, l’avvocato Giovanni Angelucci continua a combattere per riportare a casa Catherine e i tre bambini. Presto presenterà un ricorso per affrontare le criticità sollevate nel decreto del tribunale dell’Aquila, tra cui la questione del bagno a secco all’esterno del casolare.

Recentemente, Nathan ha firmato un progetto di ristrutturazione per costruire un nuovo bagno all’interno della casa, migliorando così le condizioni igieniche. Questo rappresenta un primo passo, ma non sarà l’ultimo. Per ottenere una revisione delle decisioni giudiziarie, è fondamentale che i genitori dimostrino disponibilità a collaborare su altri aspetti, come l’istruzione. Annalisa Vincenzi, vice segretaria della Laif, l’associazione per l’istruzione in famiglia, sottolinea: “Non dite che l’istruzione parentale porta all’isolamento dei minori. Ho due figli che, come quelli di Nathan e Catherine, seguono l’unschooling. E non sono affatto isolati e asociali. E conosco bene Nathan e Catherine, due genitori bravissimi. Spero che i giudici lo capiscano”.



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