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Manuel e Assia a “C’è posta per te”: un format ormai prevedibile, dicono i fan



La terza storia della serata a C’è posta per te presenta un copione ormai familiare: Manuel e Assia, una coppia di napoletani con otto anni di relazione, si trovano al centro di un dramma sentimentale. La vicenda si complica quando Manuel tradisce Assia con la vicina di casa. La scoperta del tradimento porta Assia a prendere una decisione difficile, ma come spesso accade in questo programma, il finale è già scritto: la busta si riapre, il perdono viene concesso e le promesse di un futuro insieme tornano a farsi sentire.



La storia di Manuel e Assia si snoda attraverso eventi scontati e prevedibili. Manuel, che aveva solo sedici anni quando ha iniziato la sua relazione con Assia, si ritrova attratto dalla vicina di casa. Dopo aver ceduto al corteggiamento, si rende conto del suo errore e decide di allontanare l’altra donna. Tuttavia, i sensi di colpa lo portano a lasciare Assia. Dopo un mese di riflessione, Manuel cambia idea e cerca di tornare con la sua compagna. Ma la vicina, non contenta, inizia a ricattarlo, minacciando di rivelare il tradimento a Assia se non avrà una relazione con lei. Così, Manuel si ritrova intrappolato in un’altra relazione clandestina, che dura quattro mesi, fino a quando Assia scopre la verità e decide di lasciarlo definitivamente.

In studio, di fronte a milioni di telespettatori, Manuel tenta un grande recupero. “Mi scuso, ti ho fatto l’unica cosa che non meritavi. Ero confuso,” dice, cercando di giustificare il suo comportamento. Assia, visibilmente commossa, ascolta le sue parole ma non si lascia convincere facilmente. “Non sarà un perdono istantaneo,” chiarisce, ma alla fine, come da copione, la busta si riapre e i due annunciano che andranno a vivere insieme, come se nulla fosse accaduto.

Il punto centrale di questa narrazione è il ripetersi di uno schema ben collaudato. Quando si parla di tradimenti a C’è posta per te, la geografia emotiva rimane invariata: Napoli diventa il fulcro della fedeltà tradita, con uomini che tradiscono e donne che, dopo aver sofferto, scelgono di perdonare. Questo modello non è un caso isolato, ma piuttosto un format dentro il format, che dipinge la donna napoletana come la vittima per eccellenza, disposta a tornare con l’uomo che l’ha ferita. Dall’altra parte, l’uomo napoletano viene rappresentato come un traditore seriale, che si lascia tentare e poi chiede scusa con promesse di cambiamento.

Questa ripetizione di schemi e personaggi contribuisce a creare una narrazione stereotipata che non riflette la complessità delle relazioni umane. Il pubblico sa già come si svolgerà la storia: riconosce i tempi, le pause, le lacrime e il perdono finale. È una liturgia televisiva che si autoalimenta, sfruttando caratterizzazioni geografiche e culturali che rischiano di diventare folkloristiche.

Il problema non risiede nel raccontare storie di tradimenti e perdono, ma nella modalità con cui queste vengono presentate. Rappresentare sempre le stesse dinamiche, con gli stessi protagonisti e nella medesima cornice geografica, contribuisce a una visione prescrittiva delle relazioni. Quando Assia riapre la busta, non è solo una scelta personale, ma diventa un modello di comportamento suggerito dal programma: perdona, torna insieme e dimentica.

Questa continua rappresentazione del tradimento e del perdono, legata a una specifica identità culturale, solleva interrogativi sulla responsabilità dei media nel plasmare le percezioni delle relazioni. La storia di Manuel e Assia non è solo un racconto di sentimenti, ma un riflesso di come la televisione possa influenzare le aspettative e i comportamenti delle persone, perpetuando stereotipi che meritano di essere messi in discussione.



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