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Chi era “Zack”, ucciso a Rogoredo: il passato di Abdherraim Mansouri tra spaccio, rapine e violenza contro un carabiniere



Abdherraim Mansouri, il giovane di 28 anni ucciso lunedì sera da un agente di polizia a Rogoredo, alla periferia di Milano, era noto per la sua carriera criminale. Con precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale, rapina e lesioni, Mansouri era considerato uno dei capi degli spacciatori attivi nella zona. Secondo le indagini, il 28enne stava probabilmente per rifornire i pusher locali e portava con sé un’arma, che si è poi rivelata essere una replica a salve, per proteggersi da possibili rapine.



Nonostante il suo coinvolgimento nel traffico di droga, Mansouri non aveva mai presentato domanda per ottenere un permesso di soggiorno in Italia e utilizzava numerosi alias. La sua storia criminale inizia a prendere forma il 28 agosto 2016, quando tentò di fuggire da un controllo dei carabinieri in via Orwell, sempre a Rogoredo. Durante quell’episodio, si verificò una colluttazione con un militare, che riportò lesioni per un periodo di dodici giorni mentre cercava di difendersi dall’aggressione.

Dopo una condanna con sospensione condizionale della pena, Mansouri fu arrestato il 30 maggio 2021 per spaccio di sostanze stupefacenti e successivamente nuovamente fermato nel settembre dell’anno successivo. Fu incarcerato presso il carcere di Cremona, dal quale uscì nel 2023 con l’affidamento in prova ai servizi sociali, affidamento che terminò nel 2024. Nel 2025, fu fermato dalle Volanti e trovato in possesso di un permesso di soggiorno spagnolo. Due controlli effettuati dai poliziotti del Commissariato Mecenate nei mesi precedenti avevano portato a una denuncia per spaccio e ricettazione.

Le autorità stanno ora esaminando i dettagli della sparatoria avvenuta a Rogoredo, dove Mansouri è stato colpito mortalmente da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia. Il giovane, mentre gli agenti stavano eseguendo un controllo antidroga, avrebbe estratto l’arma e l’avrebbe puntata contro gli agenti, portando a una reazione immediata da parte del poliziotto, che ha dichiarato di aver agito per legittima difesa.

Questo tragico evento ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nella zona di Rogoredo, nota per essere un’area ad alta criminalità e spaccio di droga. Le forze dell’ordine sono costantemente impegnate in operazioni di controllo per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti, e l’episodio ha messo in luce i rischi che gli agenti affrontano quotidianamente nel loro lavoro.

L’arma utilizzata da Mansouri, sebbene fosse una replica, era una perfetta imitazione di una pistola Beretta 92, e questo ha complicato ulteriormente la situazione per il poliziotto coinvolto. La reazione dell’agente, che ha sparato un colpo letale, è stata giustificata come una risposta a una minaccia immediata. Tuttavia, l’accaduto ha sollevato interrogativi sulla gestione delle operazioni di polizia in contesti così delicati, dove la vita di un agente può essere messa in pericolo in un attimo.



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