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rentini descrive la prigionia venezuelana: “Costretto a stare immobile su una sedia per 10 giorni”



Alberto Trentini, il cooperante italiano di 46 anni, ha condiviso la sua drammatica esperienza di detenzione in Venezuela durante un’intervista nella trasmissione Che Tempo Che Fa, condotta da Fabio Fazio. Trentini ha trascorso più di 400 giorni in prigione, e nel corso della puntata ha rivelato dettagli inquietanti sulla sua prigionia, tra cui il momento in cui ha appreso di essere considerato un ostaggio. “All’inizio non sapevo di essere un ostaggio, poi a gennaio dell’anno scorso, senza giri di parole, il direttore del carcere ci ha detto che eravamo pedine di scambio”, ha dichiarato, aggiungendo che questa informazione era stata comunicata ad altri detenuti stranieri.



Fazio ha accolto Trentini con calore, esprimendo la sua emozione per il ritorno dell’ospite. “Sono emozionato, commosso e felice di poter salutare insieme a voi Alberto Trentini”, ha detto il conduttore, mentre il pubblico ha risposto con un lungo applauso. In studio era presente anche la madre di Trentini, Armanda Colusso, visibilmente commossa dall’incontro con il figlio.

Ripensando alla sua esperienza, Trentini ha descritto i sentimenti di disperazione e incertezza che ha vissuto durante la sua detenzione. “Ho provato disperazione perché non so per cosa e quando sarei stato scambiato, se la trattativa avrebbe funzionato”, ha ricordato, rivelando che inizialmente si illudeva che la situazione si sarebbe risolta rapidamente, ma queste erano solo illusioni.

Trentini è stato liberato nella notte tra l’11 e il 12 gennaio, dopo 423 giorni di prigionia nel carcere di El Rodeo, a Caracas, in seguito alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. L’operatore umanitario si trovava nel Paese per lavorare con un’organizzazione non governativa che si occupava di persone con disabilità. Era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava tra Caracas e Guasdualito.

Durante l’intervista, Trentini ha raccontato come è stato fermato a un posto di blocco e come, nonostante non ci fossero accuse formali contro di lui, sia stato portato alla Direzione generale del controspionaggio militare. “Ho mostrato il passaporto e mi hanno detto di stare lì. Hanno fatto telefonate, poi si è presentato il controspionaggio militare”, ha spiegato, aggiungendo che è stato interrogato per quattro ore.

Le condizioni di detenzione sono state estremamente dure. Trentini ha descritto le celle in cui è stato rinchiuso: “Ho cambiato molte celle, erano tutte 2 metri per 4, con una turca che faceva da latrina e da doccia. Eravamo in due”. Ha anche raccontato che l’acqua era disponibile solo due volte al giorno, e che dopo il primo mese di detenzione, durante il quale veniva sottomesso, aveva a disposizione solo cinque ore d’aria per cinque giorni alla settimana.

La prima telefonata con la sua famiglia è arrivata dopo sei mesi di detenzione. Trentini ha spiegato che, prima di ricevere la chiamata, i suoi pensieri erano confusi e pieni di ansia. “Pensavo continuamente a come uscire, ci inventavamo teorie che non si sono mai verificate. Dopo la prima telefonata, però, mi sono tranquillizzato e ho ripreso il controllo delle mie idee”, ha affermato.

Durante la chiamata, Trentini era sorvegliato da guardie con il volto coperto. “Erano sempre a volto coperto, per tutti i 423 giorni. Con qualche guardia c’è stato un piccolo dialogo, ma quando il sistema si accorgeva che fraternizzavano con noi, le faceva ruotare”, ha spiegato.

Sebbene non abbia subito violenze fisiche, Trentini ha raccontato di essere stato sottoposto a un interrogatorio con la macchina della verità. “Sono stato per ore ammanettato e incappucciato a una sedia, poi mi hanno portato in una stanza molto calda”, ha detto, descrivendo l’ansia e la pressione a cui era sottoposto durante queste sessioni.

Una delle esperienze più dure, ha raccontato, è stata rimanere dieci giorni in una stanza isolata, dove non poteva vedere chi lo osservava, costretto a rimanere seduto su una sedia per lunghe ore. “Si sta tutto il giorno seduti su una sedia, senza poter parlare, dalle 6 del mattino alle 21, con l’aria condizionata al massimo”, ha detto.

Trentini ha anche condiviso che, nonostante le dure condizioni, l’illusione di una possibile liberazione era sempre presente. “Una volta una guardia di alto livello si è fatta sentire da altri compagni di detenzione mentre diceva che avrebbe preparato la scarcerazione dei due italiani, ma non era vero”, ha riferito, evidenziando come ci siano stati altri episodi simili.

Al termine della sua detenzione, Trentini ha ricevuto pochi effetti personali. “Le mie magliette heavy metal tutte però, non gli son piaciute”, ha scherzato, strappando una risata al pubblico.

Guardando al futuro, Trentini ha espresso il desiderio di rimanere a casa per un po’, ma ha anche affermato che la cooperazione è un lavoro bellissimo che gli piace molto. “Voglio ringraziare tutti voi che siete qui e tutte le persone che sono state vicine alla mia famiglia, come il presidente Mattarella, la società civile, le associazioni, i miei concittadini veneziani, gli amici”, ha concluso, sottolineando la gratitudine per il supporto ricevuto durante il suo difficile viaggio.



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