Francesco Malizia, un insegnante di geometria di Grammichele, nel Catanese, ha raccontato a Fanpage.it la sua drammatica esperienza con la preside della sua scuola, che ha minacciato di licenziarlo se avesse preso un permesso per assistere sua moglie, gravemente disabile. Durante una telefonata, la dirigente ha rivelato di aver annullato la sua cattedra e ha pronunciato frasi pesanti come “Sei una nullità” e “Rubi soldi allo Stato”. Nel frattempo, sua moglie urlava dal dolore nella stanza accanto, evidenziando la gravità della situazione.
Francesco ha conseguito il suo sogno nel 2018, ottenendo una cattedra in discipline geometriche in un liceo artistico a soli venti minuti da casa. Tuttavia, nel corso dell’anno scolastico 2020-2021, la sua cattedra è stata soppressa e le classi sono state affidate a supplenti annuali. Francesco si è trovato costretto a dividere le sue ore di lezione tra tre istituti, inclusa una sezione carceraria. “Il problema non è solo il carcere, ma la distanza e il tempo che perdo negli spostamenti. Faccio una trasferta di quattro ore per due ore di lezione, e non posso nemmeno portare il cellulare, quindi se mia moglie ha un’emergenza non posso essere contattato,” ha spiegato.
Inizialmente, Francesco ha pensato che la decisione fosse dovuta a un errore dell’ufficio scolastico regionale. Tuttavia, una conversazione con la preside nel novembre 2025 ha chiarito che era stata lei a decidere il suo spostamento, non accettando che prendesse permessi per assistere sua moglie, nonostante ciò fosse previsto dalla legge.
Francesco, che è diventato docente di ruolo nell’anno scolastico 2018/2019, ha visto la sua cattedra soppressa senza preavviso. “Ero titolare su un’unica scuola, ma all’improvviso ricevo una mail informale e una chiamata dalla preside che mi informa che l’ufficio scolastico regionale ha deciso di trasformarla in COE, cioè completamente esterna,” ha raccontato. Così, ha dovuto dividere le sue 18 ore di lezione tra il liceo artistico, i corsi serali all’istituto onnicomprensivo Carrera di Militello e una sezione carceraria. La scuola di Militello dista 40 chilometri da casa, rendendo la situazione ancora più difficile, soprattutto considerando che nel suo liceo artistico risultano scoperte ore di lezione per la sua materia.
Francesco ha tentato di contattare l’ufficio scolastico regionale tramite una serie di email e pec per segnalare la sua situazione, ma non ha ricevuto risposta. La situazione è precipitata l’11 novembre 2025, quando ha inviato una richiesta di permesso. “Quel giorno ricevo una chiamata dalla dirigente scolastica in cui mi dice senza mezzi termini: ‘Sei una nullità’, ‘Rubi soldi allo Stato’, ‘Ti licenzio’, e che se avessi preso quel permesso mi avrebbe considerato assente ingiustificato e avviato un provvedimento disciplinare,” ha raccontato.
Sconcertato, Francesco ha deciso di rispondere a tono, dicendo alla preside che se si fosse occupata di sua moglie al posto suo, allora sarebbe andato a scuola. A quel punto, la dirigente ha perso il controllo e gli ha rivelato di aver annullato la sua cattedra da un giorno all’altro. “Allora ho capito,” ha affermato Francesco.
Dopo questa telefonata, Francesco ha deciso di rivolgersi alla giustizia, presentando un ricorso amministrativo all’ufficio scolastico regionale. Ha avviato un contenzioso, ma la prima udienza, tenutasi il 4 dicembre, è stata segnata da un errore del giudice che ha confuso la sua residenza, rinviando tutto al 26 aprile, una data che Francesco considera troppo lontana.
Con l’aiuto degli avvocati e del sindacato della Gilda degli insegnanti, Francesco ha messo insieme tutta la documentazione riguardante la sua situazione, sottolineando che la decisione di sopprimere la sua cattedra non ha seguito l’iter corretto e che “chi avrebbe dovuto vigilare non l’ha fatto”.
Il sindacato ha denunciato la situazione, con Giorgio La Placa che ha spiegato: “La preside ha chiesto la soppressione della cattedra senza passare dagli organi collegiali. Era necessaria una delibera che però non c’è mai stata. E il provveditorato avrebbe dovuto vigilare. La dirigente non ha seguito le linee previste dalla legge e ci è riuscita perché l’ufficio scolastico regionale non le ha fatte rispettare.”



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