Sabato sera, in tarda serata, mentre mi accingevo a concludere la mia giornata lavorativa, ho assistito all’esplosione mediatica della vicenda del “poliziotto martellato”. L’attenzione si è concentrata in particolare dopo che il Ministro Crosetto ha diffuso un video, acquisito da un collega torinese senza la dovuta citazione e compensazione, e successivamente modificato con il logo rimosso. Il video ha rapidamente guadagnato ampia diffusione.
La notizia è rapidamente diventata di primo piano, con la Premier che si è recata in ospedale per esprimere la propria solidarietà, a seguito di una visita a Niscemi avvenuta dieci giorni prima, ma senza incontrare la popolazione locale per timore di contestazioni.
Per fortuna, ho potuto assistere personalmente alla scena, trovandomi a soli cinque metri di distanza, ancor più vicina rispetto al videomaker posizionato alle mie spalle, in mezzo al corso, separato dalle barriere del tram. A quel punto della serata, gli scontri stavano giungendo al termine. I manifestanti si erano dispersi da corso Regina, sede del centro sociale Askatasuna, dove si erano concentrati per la maggior parte, dirigendosi verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che conducono al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quello spazio ristretto, riuscendo gradualmente a raggiungere l’altra sponda del fiume Dora, anche a causa dell’avvicinamento delle forze dell’ordine da entrambe le direzioni, con il timore di essere accerchiati contro i cancelli. Per questo motivo, alcuni manifestanti hanno creato un varco tra le grate. Fortunatamente, la situazione si è svolta con relativa calma, nonostante i numerosi lanci di lacrimogeni.
In corso Regina, ormai, erano rimaste poche persone. Sono tornata indietro per verificare la situazione, stimando la presenza di 20-30 individui al massimo. Mentre mi affacciavo, sono stati lanciati lacrimogeni ad altezza uomo, in violazione delle norme vigenti. Una ragazza al mio fianco è stata colpita, mentre un’altra ha battuto contro l’angolo di un muro, sfiorandomi. Ho quindi indietreggiato, comprendendo di essere diventata un bersaglio, e sono tornata sul corso, trovando riparo tra le auto.
In questo momento, osservo l’avvicinarsi da sinistra di un contingente di venti agenti in tenuta antisommossa, che si dirigono con l’intento di disperdere i dieci manifestanti rimasti, ormai in inferiorità numerica. Sono pronta ad esclamare “stampa”, certa che sarei stata coinvolta anch’io, data la mia consuetudine a vestirmi prevalentemente di nero.
Uno degli agenti si discosta dallo schieramento, si muove autonomamente e si allontana di quindici metri per inseguire due individui, uno dei quali, a quanto pare, impugna un’asta. Inizia a colpirli con il manganello, causando la caduta di uno dei due. Altri manifestanti intervengono in soccorso, afferrano l’agente e lo allontanano con forza, facendolo cadere a terra. È in questo frangente che si verificano gli istanti immortalati nel video, ora virale. L’agente perde il casco, non correttamente allacciato, e subisce successivamente due colpi al capo.
Volgo lo sguardo verso il contingente, constatando l’assenza di un intervento di soccorso, nonostante l’accaduto sia stato osservato. Nel frattempo, provenienti dalla parte posteriore, si levano urla di “basta, basta, lasciamolo stare”. I manifestanti si ritirano e, finalmente, un collega si avvicina. Insieme, lo trascinano via. A questo punto, anch’io mi allontano, poiché non rimane più nessuno.
Cosa si evince dall’osservazione di un video? Qual è il livello di analisi che si applica? Quali domande ci si pone? Quali sono gli eventi precedenti? Come si interpreta l’accaduto in quei pochi secondi, considerando la possibilità di manipolazioni? Ieri sera, ho letto la descrizione dell’agente “assaltato, circondato, preso e isolato”.
Esistono numerosi video che documentano persone a terra, circondate e colpite con il manganello mentre sono inermi (inclusi fotografi, che non verranno pubblicati in prima pagina). Ho assistito a ferite alla testa, labbra spaccate e persone intossicate dai lacrimogeni che hanno vomitato in strada.
Almeno trenta persone sono state trasportate negli ospedali torinesi, allertati la sera precedente. L’ultima volta che era stato dichiarato lo stato di emergenza risale al periodo del Covid-19. Molti altri sono stati curati sul posto, evitando di recarsi nei pronto soccorso per timore di denunce.
Al di là di ogni altra considerazione, desideravo condividere questa testimonianza, in quanto ero presente. Analisi sulle violenze e il loro significato possono essere reperite altrove; non intendo aggiungere altro. Possiamo approfondire l’argomento di persona. La cronaca della giornata di ieri è disponibile sui giornali, redatta in collaborazione con Giansandro Merli, o nei commenti.



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