Una sagoma nera è emersa all’improvviso, seguita da un dolore acuto al volto. La bici è caduta a terra, e il figlio di Silvia, terrorizzato, ha assistito all’ombra che svaniva nel nulla. La 44enne romana, l’ultima vittima di un uomo tunisino che da settimane infonde paura nel quartiere San Lorenzo di Roma, descrive l’accaduto come un evento che si è consumato in un attimo. Sul suo volto, i segni di un’aggressione che lei stessa definisce “insensata”, mentre si prepara a affrontare un delicato intervento chirurgico. Il pugno sferrato con “una forza inaudita” le ha provocato fratture allo zigomo e al naso.
Attualmente, Silvia si trova in una situazione di grande sofferenza. “Dolorante, nonostante le medicine. Sto prendendo antibiotici e cortisone per via delle fratture che, tra l’altro, mi hanno anche causato un problema all’occhio. Un vero disastro”, racconta. Oltre al dolore fisico, la donna deve affrontare anche il trauma psicologico derivante dall’accaduto.
“È stato particolarmente difficile rientrare a casa dall’ospedale e vedere l’aggressore passeggiare tranquillamente per il quartiere. Assurdo”, afferma con un tono carico di indignazione. Silvia racconta di un momento di particolare angoscia avvenuto in un bar, dove ha rivisto l’uomo che l’aveva colpita. “Ero al bar a fare colazione e lui era lì. Sono scoppiata a piangere, mentre alcuni clienti si sono stretti attorno a me in un gesto di solidarietà. Ma lo choc è stato tanto”, ricorda.
L’aggressione è avvenuta lunedì, intorno alle 16:30, quando Silvia era in bici con suo figlio di 10 anni, diretto dall’oculista. “Eravamo in via dei Dalmati, e all’improvviso è spuntata una figura scura che mi ha colpito al volto: un pugno all’altezza dell’occhio destro. Poi non ho capito più nulla. Mi toccavo il volto, piangevo e gridavo aiuto. Mi sono girata verso mio figlio, che per fortuna non si è fatto nulla. Era pietrificato e ripeteva ‘mamma perché ti ha colpita, non lo conosci’”, racconta, visibilmente scossa. “Guardando quel piccolo smarrito e impaurito mi sono fatta forza. Mi sono calmata e ho chiamato il 112”.
Silvia non conosceva l’aggressore, sebbene lo avesse visto aggirarsi spesso nel quartiere. “È una persona che vive in strada e ha problemi psichici. Ha già aggredito altre donne. E nonostante questo è libero. Lo fermano, gli fanno il TSO e lo rilasciano”, spiega con frustrazione. La sua esperienza mette in luce una questione di sicurezza pubblica che preoccupa molti residenti.
La donna esprime chiaramente il suo timore: “Sì, anche perché parliamo di una violenza avvenuta in pieno giorno. Le istituzioni devono intervenire per fare sì che queste persone siano aiutate e nel contempo noi residenti protetti. Altrimenti c’è il rischio della ‘giustizia fai da te’. Già in molte chat è partita la ‘caccia al mostro’. E questo non va bene”. La situazione è diventata motivo di discussione tra i cittadini, preoccupati per la loro sicurezza e per l’inefficacia delle misure attualmente in atto.
Il racconto di Silvia non è solo una testimonianza di un’aggressione, ma evidenzia anche la vulnerabilità delle persone che vivono in quartieri con problemi di sicurezza. La sua storia è un richiamo alla necessità di un intervento più efficace da parte delle autorità competenti, affinché simili episodi non si ripetano e i residenti possano sentirsi al sicuro nelle loro comunità.



Add comment