Un imprenditore statunitense, Jon Hallford, è stato condannato oggi da un tribunale del Colorado per abuso di cadavere, dopo essersi dichiarato colpevole di ben 200 capi d’imputazione. La vicenda ha dell’incredibile: per anni, Hallford ha incassato denaro dai familiari dei defunti per procedere con le sepolture o le cremazioni, ma invece di adempiere ai suoi doveri professionali, abbandonava i corpi in condizioni disumane, accumulando un totale di 190 cadaveri, tra adulti, neonati e feti, in un magazzino.
La condanna di Hallford arriva dopo che, nel giugno scorso, era già stato riconosciuto colpevole di frode ai danni dei clienti e di truffa al governo federale. L’uomo, infatti, incassava soldi sia dai familiari dei defunti sia da fondi di soccorso per il Covid, senza mai procedere con le sepolture o le cremazioni. Durante la sua ultima udienza, Hallford ha dichiarato: “Mi odio ancora per quello che ho fatto”, esprimendo il suo rammarico per le azioni commesse.
Insieme a lui, anche la moglie, Carie Hallford, sarà condannata per lo stesso reato, ma la sua sentenza sarà emessa in un processo separato fissato per il 16 marzo. Carie rischia una pena compresa tra i 25 e i 35 anni di carcere. Secondo le accuse, i coniugi Hallford hanno mantenuto i corpi in un edificio a Penrose, una località a sud di Colorado Springs, per almeno quattro anni, dal 2019 al 2023, fino a quando le autorità sono state allertate da segnalazioni riguardanti un forte fetore proveniente dall’edificio.
La polizia ha descritto la scena come “orribile”, paragonandola a un film horror. L’incredibile scoperta ha suscitato shock e incredulità nella comunità locale. All’inizio, Hallford ha cercato di giustificare la sua condotta affermando di praticare la tassidermia e che alcuni corpi erano stati lasciati in attesa, ma ha poi assicurato che stava risolvendo la situazione. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che i coniugi spendevano tutto ciò che guadagnavano conducendo uno stile di vita lussuoso, che li ha portati in bancarotta, senza riuscire a pagare tasse e debiti.
La prima ispezione ha portato alla scoperta di 115 corpi, numero che è aumentato fino a 190. Sono stati necessari mesi per identificare i resti tramite impronte digitali e analisi del DNA. Solo in questo modo le famiglie dei defunti hanno appreso che nelle tombe indicate non c’era nessuno o che le ceneri ricevute, poi disperse o conservate in casa, non erano i resti dei loro cari, ma polveri di vario tipo, come il cemento secco.
La vicenda ha sollevato interrogativi sulla regolamentazione delle pompe funebri e sulla protezione dei diritti dei defunti e delle loro famiglie. La condotta di Hallford ha messo in luce gravi lacune nel sistema, evidenziando la necessità di controlli più rigorosi per garantire che simili atrocità non possano ripetersi.



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