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Roberto Fico vede la mamma del piccolo trapiantato al Monaldi: “Ti chiediamo scusa. Avrai giustizia”



Al termine della seduta del Consiglio regionale della Campania, Roberto Fico viene avvicinato dai giornalisti che gli chiedono della vicenda “Monaldi”, il trapianto cardiaco fallito su un bambino di due anni a causa del danneggiamento dell’organo.



Il presidente della Regione commenta con tono commosso: «È una situazione molto dolorosa; in questo momento, la priorità è il rispetto per il bambino e per la sua famiglia». Poco dopo si apprende che non sarà tentato un secondo trapianto, considerate le scarse probabilità di successo. Nessuno sa ancora che Fico si recherà poco dopo all’ospedale dei Colli, dove il piccolo è ricoverato, per incontrare la madre, Patrizia Mercolino.


L’incontro tra la donna e l’ex presidente della Camera, oggi 51enne, resta privato. Tuttavia, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ne rivela un passaggio significativo: «Fico le ha chiesto scusa, pur non avendo colpe dirette, e le ha assicurato che si farà giustizia».
Già nei giorni scorsi anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva parlato di giustizia, mantenendosi in contatto diretto con la madre attraverso messaggi.

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Venerdì scorso il governatore campano ha attivato i poteri ispettivi spettanti alla sua carica sul sistema sanitario regionale. Il risultato, al momento, è – come spiega lui stesso – «una relazione di 290 pagine inviata al ministro della Salute Orazio Schillaci. Oggi sono presenti anche ispettori del ministero; aspettiamo ora anche le loro valutazioni». Gli ispettori infatti hanno già svolto audizioni, visite e acquisito documenti. I risultati saranno noti tra breve.


A Roma, Fico si è recato anche per discutere del piano di rientro necessario a riprendere la gestione piena della sanità campana, un via libera che il governo Meloni finora non ha concesso: «Dal 9 dicembre, da quando ho assunto l’incarico, ho indicato come obiettivo politico l’uscita dal piano di rientro. Per questo ho incontrato più volte il ministro, ci siamo sentiti diverse volte al telefono. Ieri non ero da solo: in un’altra stanza, il mio gabinetto lavorava insieme ai funzionari del ministero. Una data precisa non c’è ancora, ma stiamo operando perché venga definita».



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