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“Chiarisca tutto o si dimetta” Ilaria Salis, deflagra il caso del fidanzato delinquente nominato assistente a Bruxelles



Un grosso imbarazzo destinato a diventare un nuovo, deflagrante caso politico. “Ilaria Salischiarisca sulla situazione relativa al suo assistente parlamentare che, a quanto si apprende dai giornali, avrebbe pregiudizi di polizia e avrebbe con lei una relazione sentimentale. È vero? Ha davvero assunto il compagno pregiudicato nel suo staff?”, attaccaAndrea Crippa, deputato dellaLega. Non è l’unica voce nel Carroccio e nel centrodestra a sollevare la vicenda diIvano Bonnin.



Un attivista legato all’estrema sinistra: già condannato nel 2015 per aver bloccato un servizio pubblico e usato violenza privata, dopo aver guidato un presidio fuori dall’Università di Bologna. Adesso lavora come assistente parlamentare per la Salis. Ma non solo. È anche il partner della politica. La stessa persona vista insieme a lei in una stanza a Roma, sabato mattina, quando gli agenti sono entrati nell’appartamento. Proprio quel giorno doveva tenersi la protesta “No Kings” contro il conflitto in Iran, mentre la polizia procedeva con le verifiche sull’eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra.

Assistente parlamentare e partner: un binomio che prefigurerebbe la violazione dell’articolo 43delloStatuto del Parlamento Europeo, secondo il quale“i deputati non possono avvalersi di assistenti che facciano parte della loro famiglia”. Vale a dire“il coniuge, o il partner stabile, i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle”.

Chi paga le tasse in Italia e nel resto d’Europa merita una risposta: i soldi pubblici finanziano il salario del partner politico? E ancora, come mai una persona con precedenti penali ne trae vantaggio? Su questo punto, insiste Crippa, Salis deve scegliere: dare spiegazioni oppure lasciare l’incarico.

Anche un altro esponente del partito, Gianluca Cantalamessa, membro della Commissione antimafia, domanda spiegazioni alla Salis riguardo al suo collaboratore: “È mai stato condannato? C’è qualcosa di personale tra loro due? Quando si lavora in politica, la vita privata deve restare fuori. Le risorse pubbliche non servono a mantenere legami sentimentali.”. Lui invece di litigare con gli agenti che stanno solo lavorando dovrebbe chiarire i fatti. Basta silenzi compatti. Se proprio non riesce a far venire fuori la verità, meglio se lascia il posto libero. Tutto questo succede poco dopo che Giovanni Donzelli, parlamentare e incaricato per l’organizzazione di Fratelli d’Italia, ha detto domenica di avere depositato un atto ispettivo in Parlamento.

Nel commentare il caso Salis, Angelo Bonelli ignora le accuse e cambia completamente prospettiva. Invece di rispondere punto per punto, rivolge la domanda verso il governo italiano. Durante Agorà su Rai 3, precisa che hanno richiesto delucidazioni al questore. Lui stesso racconta che fu molto gentile nell’esporre i dettagli. Secondo quanto riferito, si trattò solo di una comunicazione ricevuta dalla Germania. Non nacque da un’operazione interna delle forze dell’ordine italiane. Ognuno di loro affronta normalmente controlli come ogni persona comune. È già successo a lui personalmente di venire fermato o identificato. Tuttavia questa volta la questione ha un aspetto diverso. Il messaggio tedesco sollecitava qualcosa di preciso: sorveglianza costante su una parlamentare. Doveva includere perfino tracciamento degli spostamenti. A un certo punto era previsto addirittura ispezionare camere d’hotel. Per Bonelli, esponente di Europa Verde e deputato rossoverde, questo è seriamente preoccupante. Senza mezzi termini lo definisce un episodio serissimo. La sua richiesta diretta va quindi al ministro Piantedosi. Vuole capire perché non abbia reagito prima. Dopotutto la nota era arrivata fin dal 2 marzo. Pretende spiegazioni sul silenzio riguardo quel metodo invasivo nei confronti di un’eletta.

“Se la questura, come ci ha detto il questore sabato, ha dovuto per dovere d’ufficio eseguire questo controllo, anche se evidentemente qualchecortocircuitoc’è stato lo stesso evidentemente, gli agenti che sono intervenuti non hanno capito che quel nome era noto in Italia per ragioni legate al dibattito e alla visibilità di Ilaria Salis: era un po’ difficile immaginarlo. Non voglio fare ilcomplottistae credo alla versione data dal questore di Roma – aggiungeNicola Fratoianni-. Non ho nessuna voglia di scaricare la colpa sui due agenti che facevano il loro lavoro, attribuendo loro una responsabilità che probabilmente non hanno. Probabilmente qualcosa non ha funzionato nel sistema informativo, ma questo è secondario, perché riguarda solo l’episodio in sé. Il punto vero è che questa vicenda colpisce ancora una volta Ilaria Salis e ha a che fare con un terzo paese, in questo caso la Germania, come è stato accertato, e io credo che le nostre autorità politiche dovrebbero porsi il problema e porlo con forza”.

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