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Bianca Berlinguer, dopo le mancate scuse a Nordio arriva la ritorsione: “Nessuno vada da lei”



Si sta complicando seriamente il caso che coinvolge Bianca Berlinguer, Carlo Nordio e Mediaset. Il punto centrale è questo: dopo la polemica nata attorno alle parole pronunciate in trasmissione sul ministro, Nordio avrebbe deciso di andare avanti con una causa civile contro Mediaset e la stessa Berlinguer, mentre sarebbe rimasto fuori Sigfrido Ranucci, che invece si sarebbe scusato. Secondo la ricostruzione riportata nel testo, ci sarebbe stato addirittura un accordo informale: se fossero arrivate scuse chiare in diretta e un gesto concreto, come una donazione benefica, il ministro avrebbe ritirato tutto. Ma così non sarebbe andata.



Per capire bene la vicenda bisogna fare un passo indietro. Tutto nasce dalla famosa storia della presunta grazia e dal riferimento alla possibile presenza di Nordio nel ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay, ipotesi rilanciata in tv e poi rientrata nel caos delle verifiche giornalistiche. Il problema, però, non è stato solo quello che è stato detto, ma soprattutto quello che è successo dopo. Ranucci, secondo questa versione, avrebbe fatto marcia indietro con un tono più netto, arrivando a dire “mi cospargo il capo di cenere”. Berlinguer, invece, in apertura di trasmissione avrebbe scelto una linea diversa, spiegando che si trattava di un’ipotesi e difendendo la diretta come spazio senza filtri e senza censure preventive. Una non-rettifica, insomma, che per i critici sarebbe risultata perfino peggiore dell’accusa iniziale.

Ed è qui che entrerebbe in gioco anche la politica. Nel testo si parla di una reazione molto dura da parte di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni e Giovanni Donzelli che avrebbero deciso di dare un segnale ai propri parlamentari, chiedendo di non partecipare più al programma di Bianca Berlinguer. Se confermata, sarebbe una scelta pesante, perché trasformerebbe una polemica televisiva in un caso apertamente politico, con effetti concreti sugli ospiti e sugli equilibri della trasmissione.

La mia impressione è che qui il vero nodo non sia solo l’eventuale causa, ma il danno d’immagine che questa vicenda rischia di lasciare a tutti i protagonisti. Quando una polemica giornalistica finisce per coinvolgere un ministro, un grande gruppo televisivo e persino i rapporti con la maggioranza di governo, il caso smette di essere semplice televisione e diventa una prova di forza tra informazione, politica e potere.

Il dettaglio più interessante riguarda proprio il retroscena interno a Mediaset: secondo il testo, in azienda ci si sarebbe aspettati delle scuse esplicite, anche perché una soluzione sembrava ancora possibile. Invece la gestione della puntata avrebbe sorpreso gli stessi vertici. E in più si aggiunge un altro elemento curioso: mentre infuriava la bufera, la trasmissione sarebbe stata battuta negli ascolti da Far West di Salvo Sottile sulla Rai. Un dato che, in casi del genere, pesa quasi quanto la polemica stessa.

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