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Bersani e i candidati musulmani, la frase che fa discutere: “La prossima volta la digeriranno”



Scontro acceso a Otto e mezzo: Pier Luigi Bersani, Brunella Bolloli e Corrado Formigli discutono di islam, voto e campagne elettorali, con Lilli Gruber costretta a intervenire.



Toni accesi e confronto serrato nello studio di Otto e mezzo, il talk condotto da Lilli Gruber, dove il dibattito politico è rapidamente degenerato in uno scontro frontale sul tema della partecipazione elettorale e della rappresentanza delle comunità straniere, in particolare quella musulmana.

A innescare la discussione è stato Pier Luigi Bersani, che nel corso del confronto ha fatto riferimento alle strategie elettorali del centrodestra, sottolineando come, a suo avviso, non si debba “arruolare Dio e la Madonna” nella competizione politica. Una frase che, pur inserita nel contesto del dibattito, ha contribuito a spostare il confronto su un piano più ampio, legato al rapporto tra religione e politica.

Il passaggio successivo ha segnato un ulteriore cambio di tono. La giornalista Brunella Bolloli, intervenendo sul caso di Venezia e sulle polemiche legate alle liste elettorali, ha dichiarato: “A Venezia volevate arruolare Allah… volevate mettere i bengalesi nella lista del Pd”. Un’affermazione che ha immediatamente acceso la reazione di Bersani.

L’ex segretario del Partito democratico ha replicato senza esitazioni: “E perché no? Mi dica perché no”. Per Bersani, il nodo centrale non è la provenienza o la religione dei candidati, ma il diritto alla partecipazione. La sua posizione si è mantenuta ferma anche di fronte alle obiezioni successive, che hanno insistito sull’idea di un possibile utilizzo elettorale di determinate candidature.

Il botta e risposta tra i due ha rapidamente alzato la tensione in studio. Bersani, alternando ironia e fermezza, ha ribadito: “La prossima volta la digeriranno. E lei deve dirmi perché no”, riportando il confronto sul piano dei principi e della legittimità democratica.

A questo punto è intervenuta la conduttrice Lilli Gruber, cercando di ricondurre la discussione entro confini più chiari. Con una domanda diretta ha posto il tema centrale del confronto: “Il problema è che chi è di religione islamica non può votare le elezioni locali?”. Un interrogativo che ha evidenziato come la discussione stesse superando il semplice ambito delle strategie politiche per toccare questioni di diritti civili e partecipazione democratica.

Nel prosieguo del dibattito, Gruber ha ribadito un principio fondamentale: cittadini italiani, indipendentemente dalla loro fede religiosa, hanno pieno diritto di voto e possono esprimere liberamente le proprie preferenze politiche. Un richiamo netto, volto a chiarire il perimetro della discussione.

La tensione è ulteriormente cresciuta con l’intervento del giornalista Corrado Formigli, che ha preso posizione in maniera esplicita. Le dichiarazioni precedenti sono state definite “insopportabili” e “molto razziste”, segnando un punto di rottura nel confronto in studio.

Formigli ha quindi difeso la presenza e il ruolo delle comunità straniere, in particolare quella bengalese a Venezia, sottolineando il contributo economico e sociale dato da molti cittadini di origine straniera. Ha ricordato come numerosi lavoratori stranieri siano impegnati in attività economiche e contribuiscano al sistema attraverso il pagamento delle tasse.

Nel suo intervento, il giornalista ha inoltre evidenziato come il tema della costruzione di una moschea sia stato utilizzato nel dibattito politico locale come elemento simbolico, capace di alimentare timori e divisioni. Secondo questa lettura, la campagna elettorale si sarebbe concentrata anche su questi aspetti, facendo leva sulle preoccupazioni legate alla presenza di luoghi di culto islamici.

La discussione si è così trasformata in un confronto più ampio sulle dinamiche delle campagne elettorali e sull’utilizzo di temi identitari e religiosi nel discorso pubblico. Un dibattito che ha messo in luce posizioni differenti e, in alcuni casi, contrapposte, riflettendo le tensioni presenti nel panorama politico nazionale.

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