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Attentato farlocco, si stringe il cerchio su Goffredo Ranucci: si indaga sulle chat con il compare Lavitola nelle ore dell’esplosione



(Adnkronos) – Si concentrano sui presunti ‘buchi’ nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci le indagini della procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato avvenuto lo scorso ottobre davanti all’abitazione del giornalista.



In particolare accertamenti verranno svolti dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma e Frascati sui ‘salti’ temporali nelle chat fra i due sia prima che dopo l’esplosione dell’ordigno rudimentale.

Parallelamente i pm, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, stanno svolgendo indagini sul fronte finanziario che riguarda gli affari di Lavitola, anche sul versante del carbon credit in Africa.

Intanto questa mattina la procura ha incassato la conferma dell’impianto accusatorio da parte del tribunale del Riesame che ha respinto le istanze delle difese di Lavitola che resterà quindi in carcere. I giudici con la decisione hanno anche confermato l’aggravante del metodo mafioso per l’ex editore, reo confesso.

Estratto dell’articolo di Alessandro D’Amato per www.open.online

Una chat tra Natalia Potenza, compagna di Valter Lavitola, e Laura Cianfoni, legata a Sigfrido Ranucci. In cui in un messaggio alle 4 e 12 del 5 luglio scorso arriva l’ordinanza di arresto degli esecutori materiali dell’attentato nei confronti del conduttore di Report a Campo Ascolano. Proprio la notte precedente i carabinieri hanno perquisito la casa di Lavitola per otto ore e gli hanno notificato l’accusa di essere il mandante della bomba.

E subito dopo il messaggio ne arriva un altro alle 4:27. In cui è evidenziato il nome Corrado. E l’intercettazione in cui uno degli arrestati, Pellegrino D’Avino, dice: «Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado… se fai il gioco così».

A parlare della chat segreta è oggi Libero in un articolo a firma di Giacomo Amadori. Tre giorni prima Ranucci aveva detto ai magistrati: «Ho trovato un collegamento nella zona di Rovigo, dove si svolge la vicenda del cantiere (la famosa inchiesta citata più volte da Ranucci come possibile fattore scatenante dell’attentato, ndr), che è tale Corrado Moccia, ma tuttavia non trovo un preciso nesso».

Ai giornali invece l’ex conduttore di Report aveva dichiarato che Corrado era anche il nome in codice di un ex appartenente ai Servizi segreti. E, in un’altra occasione, aveva detto: «Ma andassero a cercare chi cazzo è questo Corrado…».

I carabinieri avevano cominciato la perquisizione alle 19:30 del 4 luglio. E avevano finito alle 3 del mattino. Subito dopo c’è la telefonata di due ore tra Ranucci e Lavitola su Signal. L’app è criptata ma gli investigatori avevano piazzato una microspia nell’auto dell’imprenditore.

L’ordinanza

Come è evidente, il messaggio non può che essere stato divulgato da Potenza. Che aveva già annunciato un memoriale da consegnare ai magistrati sulla vicenda. Perché l’ordinanza è stata inviata da Cianfoni a Potenza? «Secondo lei?», domanda l’avvocato Giuseppe Cavallaro, che assiste l’ex compagna di Lavitola.

«Natalia sostiene che fossero d’accordo sulla bomba?», dice il giornalista. Il legale non risponde, ma poi aggiunge: «In quella telefonata i due amici si sono inventati tanti possibili alibi». Lei, sostiene l’avvocato, ha prove per sostenere quello che dice: «Più di una». Messaggi? «Un intero libro».

Potenza sarebbe stata «presente alla telefonata in cui» Ranucci e Lavitola «discutevano degli alibi da fornire insieme sui loro rapporti». Poi la Cianfoni, dopo avere inviato i documenti, avrebbe iniziato a scrivere «messaggi di amicizia e altri convenevoli». Mentre i due parlavano al telefono, «la Cianfoni, su ordine di Ranucci, trasmetteva a Lavitola l’ordinanza cautelare dei bombaroli che lui non poteva avere» ribadisce Cavallaro.

Potenza vorrebbe anche raccontare dettagli inediti sul rapporto tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia. Che ha annunciato un libro a quattro mani con il giornalista. Adesso sarebbero in arrivo rivelazioni importanti. «Ogni cosa a suo tempo», dice Cavallaro.

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