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Hanno spiato Giorgia Meloni, ma non è stato Putin. Ecco chi hanno beccato mentre accedeva irregolarmente alle banche dati dell’Inps



Il 7 febbraio 2025, una dipendente dell’Inps ha effettuato tre accessi non autorizzati ai dati personali di Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, senza alcun motivo di servizio. Due delle incursioni riguardavano la consultazione dell’anagrafica, mentre la terza era focalizzata sulla posizione contributiva della premier. A distanza di oltre un anno e mezzo, la procura di Roma ha richiesto il rinvio a giudizio della donna, accusandola di accesso abusivo a un sistema informatico.



L’accusa è aggravata dalla circostanza che l’imputata, in qualità di dipendente dell’Inps, avrebbe abusato dei poteri legati al suo ruolo, violando i doveri connessi alla sua funzione. Utilizzando le credenziali di lavoro, la donna ha eseguito ricerche nella posizione della premier, accedendo a informazioni sensibili. Gli accessi contestati sono tutti datati 7 febbraio 2025 e sono stati registrati in due banche dati: Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps, e l’estratto contributivo, che contiene la storia previdenziale del lavoratore.

La consultazione di Arca permette di visualizzare dati identificativi come codice fiscale, data e luogo di nascita, nonché la residenza. L’estratto contributivo, invece, fornisce dettagli sui periodi di contribuzione e sulle tipologie di contributi versati. Tuttavia, rimane irrisolto il motivo di queste ricerche. Gli accertamenti interni dell’Inps hanno portato alla luce il caso, con una prima comunicazione inviata a dicembre scorso. Successivamente, sono state effettuate verifiche sulla protezione dei dati, e il fascicolo è stato trasferito alla procura di Roma.

La questione centrale resta il movente: perché cercare specificamente Giorgia Meloni? E perché effettuare tre accessi nello stesso giorno? Sebbene la contestazione ricostruisca gli accessi, l’orario e le banche dati consultate, la dipendente non ha fornito alcuna spiegazione per giustificare le sue azioni.

Questo non è il primo caso in cui il nome della premier compare in un’inchiesta legata a accessi non autorizzati a banche dati. Nel 2024, un bancario di Intesa Sanpaolo era stato scoperto mentre consultava senza autorizzazione migliaia di rapporti di clienti, tra cui figurava anche Meloni.

La situazione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla sicurezza dei dati e all’uso improprio delle informazioni sensibili da parte di dipendenti pubblici. La procura di Roma sta ora valutando come procedere, mentre l’Inps ha avviato misure per garantire che tali violazioni non si ripetano in futuro. Le autorità sono chiamate a rafforzare i protocolli di sicurezza e a garantire che i dati personali dei cittadini siano protetti da accessi non autorizzati.

Il caso di accesso abusivo ai dati di Giorgia Meloni mette in luce la necessità di una maggiore vigilanza sulle pratiche di gestione dei dati all’interno delle istituzioni pubbliche. È fondamentale che i dipendenti comprendano l’importanza della riservatezza e delle normative sulla privacy, per evitare situazioni che possano compromettere la sicurezza dei dati e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La dipendente dell’Inps rischia ora di affrontare un processo che potrebbe avere conseguenze significative per la sua carriera e la sua reputazione. La questione solleva interrogativi non solo sulla responsabilità individuale, ma anche sulle misure di controllo e prevenzione che devono essere implementate per evitare abusi simili in futuro.

In un contesto in cui la privacy e la protezione dei dati sono sempre più al centro del dibattito pubblico, il caso di Giorgia Meloni rappresenta un importante campanello d’allarme per le istituzioni, che devono garantire che i dati dei cittadini siano trattati con la massima serietà e rispetto.

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